«Un abisso tra gli stipendi di Comune e Regione»

«C’è una sostanziale differenza tra gli stipendi dei consiglieri comunali, provinciali e regionali. Capisco che ci siano tagli orizzontali, ma mi auguro che ci sia spazio per modifiche». Sabato mattina, giardini di largo Marinai d’Italia. Letizia Moratti cammina in mezzo alle bancarelle del Mercato della Terra, un’iniziativa avviata con Slow Food per valorizzare l’agricoltura di prossimità. Si ferma a parlare con la gente e poi torna sulla manovra finanziaria che ha scatenato le rivolte dei consiglieri contro la riduzione dei compensi. È chiaro che il momento di difficoltà impone rinunce a tutti e che ciascuno deve fare la propria parte. Su questo non si discute, e però ci vuole una parità di trattamento e i sacrifici devono essere proporzionati. «Sto seguendo la manovra con l’assessorato al bilancio e con l’Anci per fare modifiche - continua il primo cittadino -. Credo sia importante accelerare sui costi standard: il federalismo non può partire se non vengono definiti». Eppure c’è anche chi ha accolto questo provvedimento come una cartina di tornasole per vedere se il mestiere del politico viene fatto davvero per vocazione e non per un puro ritorno economico. «Certo che la politica va fatta per passione e certo che non deve essere fatta per guadagnare - spiega la Moratti -. Ma rispetto a questo, ci deve essere anche una remunerazione proporzionata».
Il sindaco si mischia alla gente, ci sono solo le guardie del corpo e la telecamera di Red Ronnie che la seguono. Niente di più. «Come ve lo devo dire? Non è una nuova strategia: vado da sempre in giro senza dirlo a nessuno. Per me è importantissimo. Ascolto i cittadini e porto a casa le loro proposte. Verifico di persona che le cose funzionino». Come l’altro giorno sulla 91, dove - racconta la Moratti - ha continuato a scendere e salire per rendersi conto di com’era effettivamente la linea.
Accanto alla bancarella dei formaggi, c’è un piccolo gazebo. Una ragazza distribuisce ai passanti un volantino contro la privatizzazione dell’acqua. Stanno raccogliendo le firme per una campagna referendaria per difendere «un bene comune e un diritto universale umano». La Moratti guarda gli slogan e poi precisa: «Non c’è nessuna privatizzazione dell’acqua. L’acqua di Milano è dei milanesi. Questa è disinformazione». Prima di tornare agli impegni di Palazzo Marino, c’è il tempo per gli acquisti, per farsi spiegare dai promotori in cosa consiste l’evento, per pensare ad usare la palazzina Liberty come un laboratorio di cucina con corsi di formazione. «Questo mercato è un inizio, è mia intenzione estenderlo in altre zone della città. Sto cercando di vedere se si può intensificare il rapporto con Milano Ristorazione». L’idea potrebbe essere quella di far arrivare anche sulle mense dei bambini i prodotti slow food. In fondo, il suo Expo la Moratti se lo immagina così, come un progetto universale sulla cultura dell’alimentazione, un’eredità da lasciare a Milano. E non quello delle polemiche che rimbalzano sulle pagine dei quotidiani...
Il giro prosegue, ci sono gli habitué del parco, un gruppetto di anziani che quando la riconoscono si alzano di scatto dalle loro panchine. L’avvicinano con una battuta «Sindaco, perché non si ferma a fare una partita di bocce con noi?». Poi cominciano con le richieste chiedendole se è possibile tenere più pulito questo fazzoletto di verde. Altri le chiedono che ne sarà di quello spazio immenso dove avrebbe dovuto sorgere la Beic. «Avrebbe dovuto essere finanziata dal ministero. Noi abbiamo messo 60 milioni di euro per l’area più altri sette. Non posso lasciare una ferita aperta così in città».

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