«Accordo o sarà colpa dei sindacati»

«Sui cortei non c’è un ultimatum sul tavolo della Prefettura, vorrei però che si arrivasse a un accordo condiviso per il bene della città». Il sindaco Alemanno si prepara alla lunga stagione delle trattative. Perché oggi verrà presumibilmente bocciata dai sindacati la proposta del prefetto. Un piano, quello di Pecoraro, che prevede cinque percorsi, piazza del Popolo e piazza Barberini vietate. Infine itinerari più brevi e studiati a seconda del giorno della settimana. Difficile da accettare per chi invece punta al disordine per avere il massimo delle visibilità.
La riunione fiume di mercoledì in Prefettura non ha comunque detto granché: tra i sindacati e (questo) Comune non c’è mai stato feeling. Sulle ulteriori restrizioni è poi scontro totale. Una trattativa in cui i rappresentanti del Campidoglio hanno avanzato le loro proposte che, come aveva fatto capire lo stesso Alemanno nei giorni scorsi, puntano alla drastica riduzione dei percorsi. Ipotesi bocciate. Ma il sindaco insiste: il protocollo va cambiato.
E sull’idea, lanciata da Alemanno, di un solo corteo al giorno, si è scatenato il putiferio. «Noi difendiamo il protocollo esistente: le manifestazioni dei lavoratori non si nascondono - ha spiegato Claudio Di Berardino, segretario della Cgil di Roma e Lazio -. Devono transitare per il centro della città, sempre nel rispetto della cittadinanza. Non si può dire tramite un protocollo in quali giorni manifestare, non si può definire preventivamente. Il sindacato non sciopera o manifesta a caso».
Non solo la Cgil. Difende l’intesa vigente anche Gianni Fortunato dell’Ugl: «Se sono stati contenti fino ad oggi dei risultati del protocollo come ci hanno detto, allora non capiamo perché cambiarlo». «La mia intenzione è di ottenere una modifica sostanziale del protocollo per garantire il diritto alla mobilità dei cittadini romani - annuncia in serata Alemanno -. Andrò avanti su questa strada. Mi auguro di arrivare presto a un accordo sottoscritto da tutti, altrimenti ognuno dovrà prendersi le proprie responsabilità».
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