ROMA - I conti del primo semestre 2011 dell'utility romana Acea hanno evidenziato alcune ombre. Il risultato operativo è calato del 79% a 30,4 milioni e l'utile netto di gruppo è sceso dell'82% a 13,2 milioni, mentre i ricavi consolidati di oltre 1,6 miliardi risultano in aumento dell'8% solo espungendo dal perimetro 2010 la joint venture con Gdf Suez (sciolta a marzo scorso) e consolidando in maniera differente l'Acquedotto del Fiora.
Sulla performance ha influito il complesso degli accantonamenti e delle svalutazioni aumentato a oltre 258 milioni (153 milioni nei primi sei mesi dell'anno scorso). Una scelta dettata dalle incertezze generate dall'esito dei referendum di giugno sul settore idrico che ha indotto i soci a mettere «fieno in cascina». Ed è proprio questa situazione a preoccupare l'associazione dei piccoli azionisti di Acea. Secondo rumor percepiti nei meandri dell'azienda, il cda, svoltosi tra giovedì e venerdì scorsi, avrebbe ipotizzato una nuova pulizia dei conti, auspicata -secondo le medesime fonti - dagli azionisti privati Caltagirone e Suez. I contenziosi in atto da anni per AceaAto5 Spa (gestione servizi idrici del Lazio meridionale e di Frosinone) e per Gori Spa (Ato3-Campania) peserebbero oltre 100 milioni di euro. Comunque, una goccia nel mare degli 1,2 miliardi di crediti verso clienti, testimonianza di una difficoltà storica negli incassi delle bollette. I debiti verso fornitori, pur in sensibile diminuzione, si attestano a quota 857 milioni.
Acea: il primo semestre molto difficile preannuncia un 2011 tutto in salita
I piccoli azionisti temono nuove svalutazioni dopo gli accantonamenti decisi per fronteggiare le incertezze causate dal referendum.
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