«Affitti bassi con la finanza etica»

POLEMICHE Di Carlo: «Il Comune approvi i piani di zona e individui le aree». Visconti: «Gli espropri costerebbero 180 milioni di euro»

Affitti alle stelle che fanno scappare i romani anche dalle periferie dopo aver causato l’esodo di molte famiglie dal centro. L’allarme è del Sindacato unitario nazionale inquilini (Sunia) che ha fatto una stima dei canoni medi di locazione su tutta Roma riscontrando affitti «in forte aumento» soprattutto nelle zone più marginali di Roma come Cinecittà, Prenestina e Casilina. A fare da sponda all’allarme degli inquilini intervengono i costruttori. «A Roma servono 50.000 alloggi - sostiene il presidente dell’Acer Eugenio Batelli - se non si interviene subito e con il perdurare della crisi, si rischia nel 2010 un ulteriore incremento di domanda di case che potrebbe coinvolgere altre 10mila famiglie».
Che il problema della casa sia una delle prime emergenze da affrontare, la giunta Alemanno lo sapeva ancor prima di insediarsi in Campidoglio e in questo primo periodo ha cercato di varare provvedimenti per cominciare a incidere davvero sul disagio abitativo. Sono state bandite le prime gare per l’acquisto di immobili già costruiti (per avere una prima risposta immediata) e, nel quantificare l’effettivo fabbisogno di case della città, sta muovendosi sull’edilizia pubblica residenziale e sul reperimento di aree edificabili per il futuro. Intanto sono stati effettuati i primi sgomberi di occupazioni abusive per lanciare un segnale di legalità soprattutto alle famiglie che sono da anni in attesa in graduatoria per l’assegnazione di un alloggio e spesso si vedono sopravanzare da chi ricorre alla forza senza avere alcun diritto. Anche per la sistemazione delle centinaia di famiglie sgomberate il Campidoglio sta cercando soluzioni alternative ai residence, che sono costosissimi e non garantiscono una sistemazione adeguata. Su questo fronte, purtroppo, come ha ricordato il delegato del sindaco per l’emergenza abitativa Marco Visconti, sono ancora in vigore contratti-capestro stipulati dalla precedente giunta, vincolanti fino al 2014.
Nell’aprire il tavolo di confronto in prefettura con i sindacati, gli inquilini e i costruttori, Alemanno ha spiegato che si stanno studiando soluzioni più economiche e più flessibili. Il concetto lo ha ribadito ieri mattina durante una trasmissione televisiva: «Siamo convinti - ha detto - di poter offrire a una famiglia case da 300-400 euro al mese. Questo avverrà senza soldi pubblici ma creando un volano positivo con le fondazioni e con la finanza etica». Il sindaco ha anche sottolineato che è necessario «mettere un tetto agli affitti e ai mutui per comprare case perché tutto venga riportato alla normalità». «Nel piano casa del Campidoglio - ha aggiunto Alemanno - le giovani coppie e gli studenti hanno una importanza decisiva. Noi vogliamo, entro due o tre anni, dare una risposta concreta a ogni ragazzo e ragazza che vuole uscire dalla famiglia perché sia in condizione di farlo».
Critico con il Campidoglio, invece, l’assessore regionale alla Casa Mario Di Carlo: «In due o tre anni, solo a Roma, la Regione è in grado di realizzare 5.400 alloggi di edilizia sovvenzionata e 5.700 di edilizia agevolata. Ma per farli il Comune deve approvare i piani di zona e individuare le aree dove costruire, altrimenti siamo bloccati». Gli ha risposto, indirettamente, Marco Visconti: «Le aree per la realizzazione delle 167 (edilizia economica e popolare) costerebbero circa 180 milioni di euro solo per l'esproprio. Meglio, invece, il bando per reperire aree Erp, non previste dal Prg tanto caro all'ex sindaco Veltroni».

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