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"Non è pericoloso". E le toghe "liberano" l'imam di Torino Shahin

La Corte d’appello di Torino esclude la detenzione in CPR per l’imam Mohamad Shahin, citato in indagini su Hamas. Per i giudici mancano elementi concreti di pericolosità per la sicurezza nazionale

"Non è pericoloso". E le toghe "liberano" l'imam di Torino Shahin
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Incredibile la decisione della corte d’appello di Torino su Mohamad Shahin, l’imam della moschea di via Saluzzo ritenuto un esponente della fratellanza musulmana è considerato dal Viminale un pericolo per la sicurezza nazionale: per loro non va detenuto in un CPR. Questo nonostante sia citato nella maxi inchiesta della procura di Genova sia cupola di Hamas in Italia, nonostante i suoi rapporti con soggetti come Musa Cerantonio, ritenuto uno dei jihadisti più pericolosi al mondo, nonostante la vicinanza all’Api di Mohammad Hannoun, considerato l’uomo di Hamas nel nostro paese. Eppure, si sono detti del parere che, sebbene nel corso del tempo si siano aggiunti elementi nuovi, continuano a mancare "concreti elementi per ritenere realmente sussistente la pericolosità". Cosa altro va fatto o detto per essere ritenuti un problema per la sicurezza dei cittadini ed essere espulsi dal Paese?

Ma la questione non si ferma perché il ministero della Giustizia ha deciso di aprire un’istruttoria per indagare sui giudici che hanno liberato Mohamed Shahin, e a dirlo è proprio il Guardasigilli Carlo Nordio: "Il Ministero, nell’ambito delle sue prerogative istituzionali, ha immediatamente avviato l’attività istruttoria volta a verificare l’eventuale sussistenza dei presupposti per l’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati coinvolti", ha detto il replicando alla

deputata di Fratelli d’Italia, Augusta Montaruli, che in un’interrogazione chiedeva al ministro "quali iniziative di competenza, anche di carattere ispettivo" ritenesse opportuno assumere "in merito alla vicenda giudiziaria".

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