nostro inviato a Sanremo
Dietro il Festival c'è un altro festival. Quello dei manager, degli uffici stampa, dei discografici, del personale Rai che sono parte fondamentale di una macchina che quest'anno ha un impatto complessivo (stimato) di oltre 250 milioni di euro.
Il festival dietro il Festival inizia circa sei mesi prima, con le proposte dei discografici al direttore artistico. Se vengono accettate, inizia la cosiddetta "costruzione della performance", nella quale è decisiva anche la posizione in scaletta durante l'esibizione: entrare in scena troppo tardi non è proprio la migliore delle prospettive, può influire sul televoto e comunque cantare all'una di notte, o anche dopo (ieri sera la scaletta prevedeva la fine alle ore 1 e 44), non fa piacere a nessuno manco a casa. Poi ci sono gli uffici stampa, che seguono concorrenti, ospiti e conduttori nel rapporto con i giornalisti nelle sale stampa che sommano 1492 accreditati, praticamente un esercito tra Ariston e Sala Lucio Dalla al Palafiori. Come accade in tutti i grandi eventi, non ultime le Olimpiadi, sono loro, gli uffici stampa, a gestire interviste e conferenze.
Ci sono "squadre", come quella di Goigest di Dalia Gaberscik che in questo Festival seguono la coconduttrice Laura Pausini e alcuni concorrenti, tra i quali Paradiso e Ditonellapiaga. Poi ci sono Parole e Dintorni di Riccardo Vitanza (Chiello, Fedez e Masini, Mario Biondi, Grignani), Words for You con la firma di Giulia Trippa e Valentina Ferrara (Tredici Pietro, Renga, Angelica Bove e altri), Letizia D'Amato, appena premiata da Forbes, Elena Tosi (Arisa, Levante e Sal Da Vinci) e Daniele Mignardi che segue anche Carlo Conti. E c'è anche Mn di Umberto Chiaramonte che al Festival (ma non solo) segue Bocelli, Ermal Meta, Maria Antonietta e Colombre e pure Aurora Leone al Dopofestival. Sono loro, come tutte le altre "squadre" che si devono coordinare anche con l'ufficio stampa della Rai di Fabrizio Casinelli (premio Agnes per la campagna "Tutti suonano Sanremo"). In questo Festival, come in tutti, una delle preoccupazioni più snervanti della Rai è naturalmente per gli ascolti, anche se stavolta saranno più complicati i paragoni con le scorse edizioni. Sanremo è iniziato quasi un mese dopo rispetto al solito, ci sono appena state le Olimpiadi, c'è un accenno di controprogrammazione e, soprattutto, le partite di Champions (stasera e ieri sera) e venerdì e sabato quelle di Serie A. Sono variabili che per forza incideranno sullo share e da oggi comincerà la lunga serie di spiegazioni, distinguo e analisi. Infine c'è Rai Pubblicità che si occupa di tutti i "brand" che girano intorno al Festival e che si assicurano spazi visibili in tutta Sanremo perché, si sa, non succede tutto soltanto all'Ariston. Il festival dietro il Festival passa anche dalle radio che restano un gigantesco veicolo promozionale. Non a caso tutti i grandi network, ma non solo quelli, hanno grandi postazioni in giro per Sanremo, da Rtl 102.5 a Radio Kiss solo per citarne un paio. Un "passaggio" da loro è praticamente obbligatorio per tutti i concorrenti, che si sottopongono a maratone clamorose ben sapendo che è tuttora la radio a portare la musica di Sanremo quotidianamente nelle case, negli uffici e nelle auto degli italiani. È la radio che decide cosa passare e, soprattutto, quante volte passarlo in onda, ed è una discriminante che spesso fa la differenza.
Negli anni scorsi ci sono stati brani che hanno vinto il Festival ma poi sono spariti dalle playlist in poche settimane, così come pezzi molto "strimmati" che in radio sono passati solo di sfuggita. Insomma, sul palco c'è chi vince e chi perde. Ma fuori dal palco anche le sconfitte possono diventare vittorie.