Gino Paoli compie novant'anni.
"Cazzo! Il guaio di vivere così tanto è che perdi gli amici".
Teme la morte?
"La morte è una compagna fissa della vita. Ogni giorno vissuto è un giorno in meno che devi vivere. Mio nonno diceva: Dai all'età quello che l'età richiede. Adesso sento la vecchiaia, i dolori. Ma fino a ottant'anni tutto perfetto".
Lei ha vissuto al massimo.
"Uno degli aggettivi che sta bene alla mia vita è esagerato. All'inizio mi sono drogato".
Di cosa?
"La cocaina era alla base. Poi andava bene tutto il resto. Ma la mia vera droga è stata l'alcol, per vent'anni ho bevuto una bottiglia di whisky al giorno. E due pacchetti di Marlboro".
Poi?
"Poi ho smesso con il bere. Mio cognato mi ha chiesto di parlare a un congresso di specialisti. Ho detto: Ho bevuto, mi sono drogato, ho fumato, sono la dimostrazione che nella vita ci vuole culo".
Eppure sta per compiere 90 anni.
"Ornella Vanoni li compie il giorno prima. È ancora innamorata di me e pure di mia moglie, viene qui a trovarmi ogni volta che può. Sa qual è la sua dote? Che dice la cosa giusta al momento giusto. Anche negli anni Sessanta, quando incontravo artisti o intellettuali, lei se ne stava in disparte ma, quando apriva bocca, diceva la cosa che si doveva dire in quel momento".
Gino Paoli ha esordito con il brano La gatta.
"All'inizio non l'ha comprato nessuno".
Poi ha inciso Il cielo in una stanza.
"Nel bordello Castagna, in via Castagna a Genova, avevo incontrato una ragazza meravigliosa, aveva gli occhi a mandorla, credo si chiamasse Mi-Dien o qualcosa del genere. Sono impazzito, avevo 16/17 anni. Per andare con lei, vendevo anche i libri di mio padre, anche il prezioso Dizionario Industriale. A un certo punto finisco i libri e i soldi, così le dico: non possiamo più vederci. Lei rilancia: non devi pagare, ci vediamo al mattino. Allora i bordelli lavoravano solo pomeriggio e sera. Siamo andati anche al cinema. Dopo più o meno un mese deve andar via da Genova e mi chiede di seguirla. Ci ho pensato tre notti e poi ho detto no. Se avessi accettato, magari sarei diventato un pappone".
Però ha scritto uno dei testi più belli di sempre.
"Sul soffitto della nostra stanza c'era uno specchio perciò questa stanza non ha più pareti".
Per prima la cantò Mina.
"Credo abbia dato una bella mano alla sua carriera. Non la sento da tanti anni".
Quanto ha venduto quella canzone?
"Non lo so, ma quando sono andato in Giappone nel 1965 mi dissero che solo là aveva venduto un milione di copie".
Gino Paoli e Genova.
"Ci sarebbe da capire perché ce l'hanno con Genova. Negli ultimi 2 o 3 anni con Toti e il sindaco Bucci le cose andavano per il meglio e poi, tac!, parte l'inchiesta. Ho pensato: allora perché non facciamo un'inchiesta su tutti i governatori?"
Ma perché è diventato cantante?
"Non ne avevo nessuna voglia, io volevo fare il pittore".
Però ha iniziato con I Diavoli del Rock.
"Tra gli altri, eravamo io, Luigi Tenco e Bruno Lauzi che suonava il basso, anzi il bassetto, perché quello originale era troppo grande".
Luigi Tenco.
"Suo zio da parte di mamma gli mandava un po' di soldi e noi sopravvivevamo. Di quel gruppo non rimane più nessuno".