Bisogna imparare a diventare grandi, a scalare il mondo a colpi di fioretto. Martina Favaretto, 24 anni padovana, quando era nella giovanili ascoltava saggiamente i consigli di Valentina Vezzali. E quando entrò in nazionale maggiore incamerava altri segreti da Arianna Errigo. Ieri a Hong Kong, Martina ha compiuto l’impresa della predestinata battendo in finale nel derby tricolore la monumentale mamma (di gemelli) e portabandiera di Parigi, dopo una finale sempre condotta avanti e tenendo a distanza di 4-5 stoccate la 38enne monzese, 24 podi solo mondiali. Più Arianna attaccava, più Martina contrattaccava efficacemente togliendole ogni spiraglio. Ha imparato tutte le lezioni, Martina, anche se questo trionfo mondiale è solo il primo individuale. La Errigo, ora sorridente e rassegnata, l’aveva profetizzato: «Diventerà la numero 1». Si erano fermate ai quarti Martina Batini e Anna Cristino, che un anno fa a Tbilisi era stata di bronzo come la Favaretto, battuta dall’americana Kiefer. A Milano 2023 a lasciare di bronzo Martina era stata la Errigo 15-10. Una lezione dopo l’altra, apprese dalla veneta, stavolta più pronta nel duello per l’oro: «Ma non mi sentivo al massimo, pensavo “riuscirò mai a vincere il mondiale se non ci sono riuscita tra le under 20?” È tanta roba».
Tra un Mondiale e l’altro, Martina aveva contribuito all’argento a squadre dei Giochi di Parigi 2024, dove si era fermata ai quarti per troppa fretta contro la canadese Harvey. La ripetitività negli assalti e i troppi rischi la condizionavano. Ora ragiona di più. E la fortuna di quest’anno è stata essersi distratta un po’ dalle pedane dopo la delusione europea per battere ansia e ossessione da vittoria, gestite con il mental coach Bruno De Michelis. Che fosse la stagione del destino si è intuito dal debutto vincente in Coppa del Mondo. L’ascesa di Martina così ha i crismi della gloria: ultima erede di storiche fiorettiste come Irene Camber (1953), che fu d’oro proprio il 27 luglio del 1952 ai Giochi Helsinki, Dorina Vaccaroni veneta come lei, la super Vezzali, Trillini e Bortolozzi, Margherita Granbassi e Di Francisca sino alla doppia Errigo e Volpi. La neo iridata nata a Camposampiero, ultima di 4 figli studia giurisprudenza. Scelse la scherma dopo aver visto Matteo Tagliariol vincere nel 2008 l’oro olimpico. L’allena Mauro Nurma, olimpionico 1984, il make up per oggi. Nella sciabola, l’oro è del 19enne russo Graudyn (28° Gallo). Ora le squadre: l’Italia è già a un oro e 4 argenti.
