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Formula 1, nuoto, 100 metri. L’Italia dello sport e quelle astinenze record

Da 73 anni manca un pilota italiano iridato ma Fioravanti a Sydney 2000 regalò un oro in vasca atteso dal 1896. E lo sprint di Jacobs...

"Dura ripetere Sydney 2000. Ma l'Italnuoto può stupire"

Quando la gloria si fa attendere: da sempre. Da troppi anni. O non è mai arrivata. La storia si fa così anche nello sport azzurro, che grazie a Kimi Antonelli aggiorna i suoi leggendari capitoli. C’è chi li chiama tabù. Dopo 104 anni, ad esempio, l’Italia scoprì a Sydney 2000, che un nuotatore italiano aveva smesso il complesso olimpico e imparato a raccogliere l’oro: Domenico Fioravanti, nella rana, ne pescò non 1 bensì 2 (3 con quello di Rosolino nei 200 misti). Bastò poi attendere otto anni per trionfare anche tra le donne, con la Divina Fede Pellegrini nei 200 sl di Pechino.

Doveva nascere Jannik Sinner per spezzare il digiuno nel tennis: conquistare Wimbledon, il trofeo più prestigioso dello Slam. Uno sport che in questi anni ne ha colmati di gap anche se ora manca il Roland Garros, che non vinciamo al maschile dal 1976, quando Panatta si prese Parigi dopo Roma, torneo che sempre con Sinner è stato riconquistato da un italiano 50 anni dopo. Un filo che lega le racchette anche con la Davis: dal 1976 in Cile, l’Italia ha dovuto aspettare il 2023.

Dagli 80 metri ostacoli di Ondina Valla di Berlino 1936 ai 100 di Jacobs: mai tanta velocità fu attesa. L’Italia di Tokyo 2021 stregò per la prima volta nella specialità regina con l’eroico Marcell, nella stessa notte in cui anche Gimbo Tamberi si prese nell’alto l’oro “emulando” Sara Simeoni di Mosca 1980. Grazie a Jacobs anche la staffetta 4x100 sfrecciò sul mondo: e fu apoteosi di squadra. Come quella di Julio Velasco che a Parigi si esaltò regalando quel titolo olimpico mai visto nella pallavolo: le donne prima ancora degli uomini (in eterna attesa). Le donne che, sempre a Parigi, si presero finalmente il primo oro ai Giochi nella spada: in casa e contro le francesi, di una stoccata. Il calcio azzurro nel 2021 tornò la nazionale più forte d’Europa dal 1968 stavolta a Londra, in casa degli inglesi (altra goduria): dopo l’abbraccio Jacobs-Tamberi a Tokyo, è diventato iconico quello tra il ct Mancini e Vialli.

Anche la neve ha regalato prime volte emozionanti: la discesa d’oro a PyeongChang 2018 di Sofia Goggia (e quella nel cross nello snowboard dell’altra bergamasca Michela Moioli). Il primo oro nel curling a Pechino 2022 grazie a Stefania Constantini e Amos Mosaner. O nel biathlon ad Anterselva 2026 centrato da Lisa Vittozzi, o quello di Simone Deromedis a Livigno nel freestyle. Nei Giochi d’estate, invece, Alice D’Amato con l’oro nella trave ha rotto l’incantesimo della ginnastica dopo 124 anni: la ritmica, invece, è ferma all’argento. Da 36 anni il Settebello è in cerca d’oro: resta legato a Barcellona 1992, quando stese la Spagna ai supplementari davanti a Re Juan Carlos. Sandro Campagna, che giocò quella finale, ci riproverà da timoniere a Los Angeles 2028. E ci sono trionfi inediti mai vissuti: ad esempio la Coppa America nella vela. Il 2027 a Napoli è l’occasione di una vita. Il basket alle Olimpiadi si è fermato all’argento come Filippo Ganna nella prova a cronometro (su strada aspettiamo la maglia iridata da 18 anni, ultimo Ballan), nel rugby il Sei Nazioni resta un sogno e nella sciabola femminile una gioia a 5 cerchi è chiamata desiderio. Mai disperare. Kimi insegna.

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