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"Malinin disperato? Io ci sono passata: è sapersi rialzare a renderti campione"

Come il fenomeno americano, Carolina Kostner cadde a Torino 2006 davanti al pubblico tutto per lei

"Malinin disperato? Io ci sono passata: è sapersi rialzare a renderti campione"
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Ha “vinto” due medaglie accompagnando sia gli azzurri nel event come consutecnica delle Fiamme Azzurre, sia il giapponese Yuma Kagiyama come coach.
Carolina Kostner, un argento con Yuma e un bronzo con gli azzurri.
«Le medaglie sono innanzitutto degli atleti. Però se dobbiamo allargarci, che meraviglia questi successi e non è finita per gli azzurri. Noi atleti ci diciamo sempre, per rassicurarci: l’olimpiade è una gara come le altre. Non è così, ora lo posso dire. Ma bisogna provare a fare tutto come pianificato».
Il bronzo azzurro è storico «Lo abbiamo inseguito così tanto, due volte quarti, ma credo che sia arrivato nel momento giusto, davanti al pubblico di casa».

Come pensa, invece, di aver contribuito alla medaglia di Yuma?
«Ho cercato di trasmettergli il senso di un’esperienza olimpica che nessun mondiale può eguagliare. Poi ho portato un po’ di “caos” italiano nelle loro vite».
Però a bordo rink era rigorosissima, inchino team lente compreso.
«Credo che il rispetto per una cultura così diversa sia fondamentale anche in piccoli gesti di comunicazione non verbale.
Per me è un’esperienza di enorme crescita».

Ilia Malinin, il più atteso sul ghiaccio, ha avuto una notte nera: anche lei, giovanissima a Torino 2006, è caduta e ha affrontato difficoltà per poi rialzarsi.
«Siamo tutti dispiaciuti per lui: non sono le cadute o quanto visto ieri che definisce un atleta come persona e pattinatore. Io ci sono passata, ma per ognuno è diverso. Prima lo capirà, prima reagirà e la sua reazione dimostrerà il suo valore».

Al kiss and cry con il padre coach, c’è stato tanto cry e nemmeno un kiss: a noi profani è sembrata una reazione molto gelida.
«Posso assicurarvi che in momenti così non c’è non ci fu nemmeno per me -, alcuna parola o gesto giusto, per lenire il dolore. Il doppio ruolo di papà ed allenatore è, inoltre, durissimo. Ci si interroga sulle decisioni prese, si pensa a dove si è sbagliato. Non giudichiamo».

Quali medaglie l’hanno emozionata fino a qui, in questo giro di boa olimpico?
«Qui a Milano abbiamo seguito più il ghiaccio, ma la medaglia di Federica Brignone ha commosso tutti. E con lei anche mamma Francesca Lollobrigida: sono esempi che vanno oltre la gara vinta e che penso possano ispirare tutti nelle piccole grandi imprese quotidiane. È questo il vero valore dello sport».



Quanto le piace il ruolo di commentatrice tv?
«Molto, spero di poter far capire che cosa sta dietro un gesto o un salto. Però il mio posto è accanto agli atleti».
E magari ancora in pista...
«Qualcosa bolle in pentola...».

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