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Sarzilla al mondiale Ironman: “È un sogno”

Domani all’alba il triathlon più duro e iconico. L’atleta della Dds di Settimo al via coi migliori al mondo: “Per me scommessa già vinta”

La sfida Sarzilla, 38 anni, è uno dei migliori triatleti azzurri. Alle Hawaii correrà il mondiale Ironman (3.9 km di nuoto, 180 in bici e 42 di corsa) sfida preparata col suo coach Fabio Vedana

Da Milano alle Hawaii sono un ventina di ore di aereo. Forse di più. Non c’è un volo diretto ma sono dettagli quando in gioco c’è un titolo mondiale. Michele Sarzilla, 38 anni triatleta bergamasco trapiantato a Settimo Milanese, uno dei campioni che hanno lasciato un segno nel movimento azzurro, a Kona ci sarebbe andato anche a nuoto. Domani all’alba, quando da noi già staranno per calare le luci della sera, si gioca la finale del campionato del mondo di Ironman. É la gara più dura, la gara dei sogni per tutti i triatleti: 3,9 chilometri a nuoto nelle acque dell’Oceano, 180 chilometri in bici tra le dune vulcaniche dell’isola e 42 di corsa, stessa distanza della maratona. Per chi non è del mestiere l’Ironman di Kona è la madre di tutte le sfide, il sogno di una vita sportiva e non solo, la gara che per i professionisti vale una carriera.

C’è parecchia «mitologia» intorno a Kona, alle Hawaii, a questa finale mondiale nata ormai una cinquantina di anni fa per la follia di tre marines americani che, dopo aver bevuto forse qualche birra di troppo in spiaggia, decisero di mettere insieme tre sfide già di per sè durissime come la Waikiki Roughwater, 2,4 miglia di nuoto più la Around Oahu Bike Race con 112 miglia in bici e la Honololu marathon con 26,6 miglia di corsa. Tutte di seguito, senza mai fermarsi. Era quello il primo Ironman della storia e ovviamente non fu l’ultimo perchè, in quasi mezzo secolo, l’Ironman di Kona è diventato ciò che è diventato, business compreso. Ma che sfida è Kona? «Sinceramente non so cosa aspettarmi- racconta Sarzilla- Sarà dura come sempre sono le gare su queste distanze ma qui, su quest’isola, diventa tutto diverso per le condizioni climatiche, per la grande umidità con cui fare i conti, per il vento che sembra non esserci ed invece c’è eccome. Sei su un’isola in mezzo all’Oceano e hai sempre a sensazione di essere in balia della natura. E tutto più estremo». E poi ci sono gli atleti con cui confrontasi, tutti i migliori, nessuno escluso. Sarzilla è alla sua seconda gara su questa distanza. Ha avuto quasi un anno di tempo per prepararsi dal novembre scorso quando in Messico a Cozumel ha ottenuto il tempo di qualifica che gli ha dato il lasciapassare per un sogno: «Quello è stato uno dei giorni più belli per me- racconta- Mi ha permesso di preparare questa finale con la calma necessaria e di mettere alle spalle definitivamente l’avventura olimpica di Parigi». Un’olimpiade sfumata proprio all’ultimo, quando era stata meritatamente conquistata, quando da miglior azzurro del ranking dovette cedere il posto.

Ma quella ormai è un altra vita. Una delle tante vite di questo fuoriclasse che corre con il colori della Dds 7Mps di Settimo può raccontare. Anni fa nuotare, correre e pedalare per lui erano solo una passione da coltivare nel tempo libero (poco) perchè gli toccava lavorare. Da Seriate a Barcellona come cameriere fino in Nuova Zelanda al lavoro nei campi di kiwi. Ma a volte bastano un incontro, un allenatore (anzi due Simone Diamantini e Fabio Vedana), una squadra (la Dds di Settimo Milanese) a farti cambiar pagina. Ora la realtà è un’altra, è un romanzo di cui nessuno può immaginare il finale che va oltre i titoli italiani, le vittorie e alto ancora. Quando uno vince di solito non lo fa per caso: per caso nello sport non succede nulla. E la storia di Sarzilla racconta proprio questo. Un Dna fortunato, una tenacia che si legge in volto, la consapevolezza di essere salito al volo su un treno che potrebbe essere l’ultimo, la volontà di restarci sopra il più a lungo possibile inventandosi, reinventandosi e ricominciando. La finale del campionato del mondo di Kona potrebbe sembrare la chiusura di un cerchio. Non è così, anzi: «Per me è una nuova avventura e un progetto cominciato due ani fa con Fabio Vedana- racconta- Parigi? Non ci penso più. E cambiata la forma ma non il contenuto anche se le distanze e l’approccio mentale alla sfide è ovviamente diverso. Ma ho la stessa determinazione di sempre. Cosa mi aspetto? Scaramanticamente dico anche a me stesso che non lo so ma se arrivasse una top ten non mi dispiacerebbe...E comunque vada la mia scomemssa l’ho già vinta».