La salute dei mari preoccupa la grande maggioranza dei consumatori italiani di pesce, sempre più consapevoli del legame tra le proprie abitudini d’acquisto e la tutela delle risorse ittiche. È quanto emerge dalla nuova ricerca realizzata da GlobeScan per Marine Stewardship Council (MSC), organizzazione non profit impegnata nella promozione della pesca sostenibile. I risultati sono stati diffusi in occasione della sesta edizione delle Settimane della Pesca Sostenibile, la campagna nazionale attiva dal 12 al 25 ottobre 2026. Secondo l’indagine, il 93% degli intervistati che consumano pesce si dichiara preoccupato per la salute degli oceani. Il 51% teme inoltre che il proprio pesce o frutto di mare preferito possa non essere più disponibile tra vent’anni. Tra le minacce percepite, l’inquinamento rimane al primo posto, indicato dal 55% dei partecipanti alla ricerca, in calo rispetto al 67% del 2022. Aumenta invece la preoccupazione per la pesca eccessiva, segnalata dal 44% dei consumatori contro il 38% rilevato quattro anni prima. Il 74% degli intervistati ritiene inoltre che le proprie scelte di consumo possano contribuire concretamente alla protezione degli oceani, confermando l’importanza attribuita ai comportamenti individuali.
Cosa chiedono i consumatori
Alla preoccupazione per l’ambiente si accompagna la richiesta di informazioni più accessibili e attendibili sui prodotti ittici. L’82% degli intervistati vorrebbe saperne di più sulla sostenibilità del pesce che acquista, mentre il 78% desidera conoscere la provenienza del prodotto e poterlo ricondurre a una fonte sostenibile, conosciuta e affidabile. Per il 77% dei consumatori, inoltre, le dichiarazioni sulla sostenibilità formulate da supermercati e marchi dovrebbero essere certificate da un’organizzazione indipendente. Un’esigenza che si inserisce nel percorso europeo di contrasto al greenwashing, ovvero alle comunicazioni ambientali ingannevoli o non adeguatamente dimostrate. La direttiva europea Empowering Consumers (EmpCo) punta a rafforzare la tutela dei consumatori, introducendo requisiti più rigorosi per le dichiarazioni ambientali e contrastando le affermazioni generiche prive di adeguati riscontri. “L’entrata in vigore di EmpCo segna un passaggio importante: la sostenibilità non può più essere comunicata con un’affermazione generica, ma deve essere sostenuta da informazioni chiare, verificabili e certificate. Il programma MSC è conforme a questi principi: è aperto a tutti, si basa su uno Standard scientifico, viene definito insieme agli stakeholder, prevede verifiche indipendenti di terza parte, un sistema di tracciabilità lungo la filiera e regole chiare per le non conformità”, commenta Paola Guglielmo, responsabile delle relazioni con le aziende per MSC in Italia. “In un momento in cui consumatori e istituzioni chiedono più chiarezza e garanzie indipendenti, il marchio blu MSC offre uno strumento semplice per riconoscere i prodotti da pesca certificata”.
Settimane della Pesca Sostenibile 2026
La campagna promossa da MSC coinvolge aziende di trasformazione e commercializzazione, supermercati, ipermercati e catene di ristorazione. I partner sostengono l’iniziativa con attività digitali, materiali informativi e promozioni nei punti vendita, contribuendo a diffondere una maggiore attenzione verso la pesca sostenibile. Il claim scelto per questa edizione, “Con il marchio blu, siamo tutti bravi a pescare”, accosta simbolicamente l’attività dei pescatori alle decisioni dei consumatori. La pesca condotta secondo i criteri dello Standard MSC mira a preservare le popolazioni ittiche e a limitare l’impatto sugli ecosistemi marini; chi acquista può sostenere questo obiettivo scegliendo prodotti certificati.
Marchio blu MSC: cosa certifica
Il marchio blu MSC contraddistingue i prodotti ittici provenienti da attività di pesca certificate secondo lo Standard MSC. La certificazione si basa su tre principi fondamentali: mantenere in salute le popolazioni ittiche, ridurre l’impatto della pesca sugli ecosistemi marini e garantire una gestione efficace e responsabile delle attività. In Italia, il 53% degli intervistati dichiara di conoscere il marchio. Tra coloro che lo riconoscono, l’86% afferma di fidarsi della certificazione. La protezione degli oceani è il beneficio più importante associato al simbolo blu. I dati restituiscono il quadro di consumatori attenti alle conseguenze ambientali delle proprie scelte, che chiedono soprattutto strumenti riconoscibili e verificabili per orientarsi tra i prodotti disponibili sul mercato.