Amnesty accusa l’Italia Frattini: «Attacco indegno»

«Il rapporto di Amnesty international è indegno per il lavoro dei nostri uomini e delle nostre donne delle forze di polizia, che ogni giorno salvano le persone, tutto il contrario di quello che dice Amnesty». È questa la reazione del ministro degli Esteri Franco Frattini dopo la pubblicazione del rapporto su «La situazione dei diritti umani nel mondo». Nel rapporto l’ong punta il dito contro la condotta delle autorità che in alcune circostanze «hanno messo a repentaglio i diritti di migranti e richiedenti asilo», nonché le loro stesse vite, lasciandoli in mare «per giorni senza acqua e cibo». Accuse che il ministro Frattini, da Caracas dove si trova in visita, «respinge al mittente»: «L’Italia è certamente il Paese europeo che ha salvato più persone in mare. Amnesty ha fatto sempre la sua parte - ha detto il titolare della Farnesina - ma i nostri dati sono molto chiari».
Il filo conduttore del rapporto 2010 - presentato oggi alla stampa e pubblicato da Fandango - sono «le lacune» della giustizia internazionale, con «alcune grandi potenze che pensano di essere al di sopra della legge», anteponendo la politica alla giustizia: non a caso l’organizzazione rivolge un appello di «coerenza» al G20, chiedendo a quei paesi che ne fanno parte che ancora non lo hanno fatto - come Usa, Cina e Russia - di riconoscere al più presto la Corte penale internazionale (Cpi), il primo tribunale internazionale permanente chiamato a giudicare reati come genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Ma «lacune» Amnesty ne individua anche in Italia. Nelle cinque pagine del report annuale dedicate alla situazione italiana, l’organizzazione stigmatizza il trattamento riservato ai rom, vittime di «sgomberi forzati illegali» (a Roma e Milano) ed esclusi da «un equo accesso all’istruzione, all’alloggio, alle cure sanitarie e all’occupazione». Ancora più pesanti le accuse sulla gestione dell’immigrazione, in particolare sulla pratica dei respingimenti: «Gli sforzi da parte delle autorità per controllare l’immigrazione - si legge - hanno messo a repentaglio i diritti di migranti e richiedenti asilo». L’Italia, ad esempio, «ha continuato a espellere persone verso luoghi in cui erano a rischio di violazioni di diritti umani» - ovvero la Libia - «senza valutare le loro necessità di asilo e protezione internazionale».

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