"Per molti è stato il libro della vita, io l'ho scoperto affrontando questo spettacolo". Paolo Briguglia è sincero e sa che il suo talento di attore rende omaggio come si deve al bellissimo "Un amore" di Dino Buzzati. Con la regista Alessandra Pizzi l'attore palermitano - noto al grande pubblico grazie a film come "I cento passi" di Marco Tullio Giordana e "Ma quando arrivano le ragazze?" di Pupi Avati, sua ultima partecipazione è stata nel cast de "Il maestro" di Andrea Di Stefano, protagonista Pierfrancesco Favino ha dato corpo a una messa in scena intensa nata da un progetto rodato nel tempo. "Pizzi stava organizzando un ciclo intitolato Metti un libro a teatro spiega Paolo Briguglia mi ha invitato alla lettura di un libro, la scelta è caduta su Un amore. Il successo di quella prima lettura ci ha convinto a dare una forma più articolata allo spettacolo". "Un amore" giunge nel Cortile d'Onore di Palazzo Sormani venerdì all'interno del cartellone di "Menotti in Sormani". Il destino di "Un amore" è poi curioso, perché per molto tempo è stata considerata un'opera "minore" del grande scrittore nato in Veneto ma adottato da Milano, romanziere e giornalista, per molti anni a condividere la stessa stanza al Corriere della Sera con Indro Montanelli. Nella storia d'amore impossibile tra Dorigo, uomo egoista e superficiale, e la giovane ballerina della Scala Laide, c'è tutta la capacità di Buzzati di raccontare i pensieri e i moti dell'anima più reconditi, con una malinconia che era davvero solo sua. "La forza di questo racconto è quello di creare un'immediata empatia col pubblico spiega Briguglia E la sua modernità e attualità è stupefacente. È quasi un racconto sperimentale, senza dubbio Buzzati fu un anticipatore. Si tratta di un monologo interiore che però parte in terza persona, poi passa alla prima persona quasi senza far accorgere il lettore, poi torna alla terza. C'è tanto di autobiografico nella storia, che è quella di un'ossessione di un uomo per una donna molto più giovane. Questo misto di biografia e fantasia fa pensare molto alla autofiction contemporanea. E poi ci sono le tematiche: Buzzati mette a nudo, attraverso il maschilismo del protagonista, il proprio, senza sconti".
La storia di "Un amore" non può che svolgersi a Milano, la città che fece crescere professionalmente Dino Buzzati: i vicoli e gli angoli della città (come "le Cinque Vie") sono un protagonista aggiunto e, ammette Paolo Briguglia, "certo non ho provato nemmeno per un attimo a fare il milanese. Diciamo che mi diverto, a tratti, a giocare con qualche vocale".
Per la prossima stagione Paolo Briguglia torna in teatro con un titolo "cinematografico": "Torno in scena con Perfetti sconosciuti per la regia di Paolo Genovese. Nello scorso autunno venimmo al Teatro Manzoni. Con la pandemia, le difficoltà produttive legate anche al tax credit e le piattaforme digitali il cinema ha avuto un'indubbia flessione. Il teatro oggi dà più spazio.