Anche il prete anti Vaticano per uccidere il diritto alla vita

(...) voce accorta momenti toccanti della vita di sua figlia Eluana, invoca il diritto al dialogo con i medici e con «la Chiesa che io rispetto ma che ha mai provato ad avere rispetto per noi?», ripercorre tutta la sua battaglia giudiziaria, fino a rivelare infine il suo vero intento: «che trionfi il primato della coscienza personale» ovvero «la possibilità di scegliere della propria vita e di come morire in uno stato di diritto e non in uno stato etico».
In molti si sarebbero a questo punti aspettati la reazione dell'uomo di Chiesa, ma evidentemente a molti era sfuggito che si trattava di don Paolo Farinella. Ovviamente l'unico sacerdote invitato alla serata non poteva che essere un sostenitore di Beppino Englaro, pronto a dire che «da cattolico apostolico, del Vaticano non me ne frega niente, perché è uno Stato estero a cui non rispondo, ed io sono un cittadino di uno stato laico!» Don Farinella ha quindi ribadito le sue distanze tanto dal Presidente della Cei (il Cardinale Bagnasco, mai nominato direttamente) quanto dal Papa; lo ha fatto citando più volte se stesso in diverse lettere pubbliche e articoli scritti per Micromega in cui, da sempre, aveva manifestato vicinanza alla famiglia Englaro «contro lo scempio di tutti quei cattolici che pregavano perché non venisse sospesa l'idratazione e la nutrizione di Eluana, non sapendo quello che stavano compiendo».
Il Farinella pensiero non ha risparmiato, come di consueto, nessuno, tanto meno il Presidente del Consiglio e il Parlamento «che si comporta come una tendopoli: tutti dormono e si alzano solo al fischio del fischietto per votare secondo il concordato, ovvero il baratto che c'è stato tra il Vaticano e il Presidente del Consiglio perché egli rimanga al potere». L'analisi si conclude con l'individuazione delle cause del problema che porta l'Italia a non essere uno stato laico di diritti: «In Italia abbiamo il peccato originale che solo Dio sa quando ci potrà liberare da esso: lo Stato Vaticano».
L'esponente dell'Uaar è il primo a rallegrarsi con Farinella, Beppino Englaro è al limite della commozione, il prof. Franco Manti, promotore della serata, gongola di gioia e invita tutti i presenti, sulla scia di questa lucida analisi, a «fare qualsiasi cosa pur di fermare la legge che è al vaglio del Senato e che imporrà l'idratazione e l'alimentazione per qualsiasi paziente in cura, andando contro il diritto alla coscienza personale di scegliere». Insomma, è il caso di ribadirlo, diritto di scelta della morte, ma non della vita perché - ribadisce il professore - «Libertà, vita e proprietà sono i tre diritti su cui si fonda la civiltà occidentale, e tra essi il primo è quello della proprietà personale, cioè quella del proprio corpo: il diritto di farne ciò che si vuole, altrimenti si è schiavi». Perfetta consonanza con Farinella, eroe della serata dei diritti promossi dall'ateismo e dell'agnosticismo razionalista (come il registro per l'attuazione del testamento biologico), il quale ha chiosato: «È tempo che lo dico e pur non essendo profeta so leggere i segni dei tempi: credo che sia entrata in vigore la legge sul bavaglio dell'informazione e dell'etica, perché è più probabile che Dio non esista piuttosto che l'uomo che abbiamo in disgrazia che ci governi (Berlusconi, ndr) abbia una coscienza». Applausi, anche da parte di Marta Vincenzi: è questa la sua Genova, la città risorta dalle ceneri del G8, la città dei nuovi diritti, la città dei diritti progressisti.

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