Anche se si chiama Eataly il cibo non è tutto italiano

Anche se si chiama Eataly il cibo non è tutto italiano

Mangiare italiano? Non troppo. Eataly ha nell'italianità la sua cifra caratterizzante, ma non tutti i suoi prodotti provengono dall'Italia. Almeno così appare se si guardano le etichette del punto vendita milanese della catena di Oscar Farinetti. In ognuno dei tre piani del negozio c'è qualche sorpresa.
Più di un esempio si trova al secondo, nel settore del pesce in scatola. Quello più eclatante è un filetto di sgombro proposto sotto un marchio del Bel Paese ma che in realtà è confezionato in Marocco. E, forse non a caso, sopra il marchio ben in evidenza c'è scritto più piccolo «prodotto per» e poi il nome dell'azienda. Per scoprire che il filetto di sgombro, sicuramente delizioso e rispettoso di ogni norma, viene dall'Africa, bisogna guardare sul lato corto della confezione.
Non sarebbero dettagli rilevanti, se non si trattasse di una catena il cui nome deriva dalla crasi di Eat, mangiare in inglese, e Italy.
E lo sgombro non è l'unico caso di prelibatezze a base di pescato che arrivano da nazioni diverse da quella italiana: Islanda, Spagna, Portogallo, sono alcuni dei luoghi di provenienza dei prodotti presentati il più delle volte sotto i cartelli di marche italiane. In certi casi, vedi il salmone, viene chiaramente indicato che la materia prima giunge al di qua delle alpi dopo essere stata pescata o lavorata altrove. Negli altri casi, sono garantiti comunque alcuni aspetti a cui il cliente tipo di Eataly tiene come la sostenibilità ambientale o il rispetto di certe norme. L'origine è possibile comunque scoprirla, ma è necessario esaminare attentamente l'etichetta senza lasciarsi distrarre da disegni e scritte molto attraenti.
Ma i frutti del mare non sono gli unici a non avere provenienza italiana. Se si cambia piano del punto vendita di piazza XXV aprile la questione ritorna: sugli scaffali più famosi del Paese esistono anche farine che giungono da una non meglio specificata «agricoltura non Ue». Che ci fosse qualcosa di impreciso se ne sono accorti anche i responsabili della catena di Farinetti, o almeno così appare: sulle etichette in questione infatti è stata cancellata a pennarello la parola «prodotto» nella dicitura «prodotto e distribuito in Italia». Forse una svista del produttore, ma di sicuro il segno tangibile di un problema che esiste. E che riguarda anche altre tipologie di prodotto: infatti ci sono anche le patatine fritte in sacchetto che sono d'origine italiana solo per metà, uno dei due stabilimenti in cui si fabbricano è infatti in Spagna. Per quanto riguarda il terzo piano, invece, la comunicazione sull'origine della merce esposta appare molto più comprensibile. Ci sono vini provenienti dalla Francia con un cartello che lo indica chiaramente, allo stesso tempo ci sono i settori di cui è esplicitamente indicato che sono selezioni di prodotti stranieri. Per birre dai Paesi Bassi e dal nord Europa, vini e affini è molto più semplice capire la reale origine delle bevande.

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