"Per una volta Schlein ci ha battuti sul tempo...". Nei capannelli dei parlamentari del M5s si scherza, ma non troppo, sulla dinamica della campagna elettorale sulla giustizia. Che, più ci si avvicinerà al traguardo e più diventerà il campo dell'ennesima sfida tra Giuseppe Conte e la segretaria del Pd. Mentre la dem si prepara a regolare i conti interni e scommette sul No, tra i 5S tocca registrare una certa stanchezza sul tema, soprattutto dopo il sondaggio di Noto pubblicato ieri da Il Giornale che attesta un 25% di elettori grillini intenzionati a sostenere il Sì. Da qui l'urgenza dell'ex premier di recuperare terreno sull'alleata-avversaria del fronte progressista e provare a mobilitare la sua base, almeno in parte riluttante. Come? Indossando i guantoni e salendo sul ring dei confronti. Dopo la tappa all'Università della Calabria di lunedì, dove Conte ha dibattuto con Giorgio Mulè, l'appuntamento da segnare sul taccuino è per oggi, a Palermo. Come in un vero incontro di boxe, ieri il leader del M5s ha lanciato la sfida al suo contendente, che sarà il ministro della Giustizia Carlo Nordio. "Domani (oggi ndr) ci vedremo a Palermo. Il potere giudiziario è stato concepito come autonomo e quindi è ovvio che debba controllarsi da solo, se fosse controllato dalla politica non avremmo un equilibrio dei poteri fondamentale nell'aspetto democratico. Il primato della politica non significa essere immune dal controllo della magistratura, cara Meloni", è il trailer di Conte in vista dell'appuntamento di oggi. Un modo per spingere le ragioni del No, certo. Ma anche l'opportunità per segnare un punto ai danni di Schlein. La convinzione, infatti, all'interno dei Cinque Stelle è che Conte sia più efficace rispetto alla leader del Pd nei dibattiti faccia a faccia. E, così, anche la campagna referendaria diventa il palcoscenico della competizione all'interno del campo largo.
"I parlamentari non stanno facendo campagna più di tanto", è il commento di una fonte che conosce bene i 5S, che prende il là dal sondaggio del Giornale che parla di un grillino su quattro orientato a votare per il Sì. E c'è chi specula, nei gruppi parlamentari, sulla timidezza dell'ex vice di Conte Chiara Appendino. Così come fa rumore il silenzio di Beppe Grillo. Il fondatore, stando a chi lo ha sentito, appare disinteressato alla partita referendaria e potrebbe astenersi dal voto.
Mentre un'altra fonte che conosce benissimo l'universo pentastellato riflette: "Se gli elettori attuali del M5s per il Sì sono il 25%, credo che tra quelli del 2018 i favorevoli sarebbero il 60%". Intanto Conte prova a rilanciare la sua campagna. In programma altri faccia a faccia e una serie di nuovi incontri nelle università. L'obiettivo è non lasciare tutto lo spazio del campo largo al Pd di Schlein.