C’è chi parte per costruirsi un curriculum e chi torna per chiudere un cerchio. Francesco Nunziata, classe 1987, ha scelto la seconda strada: dopo quattro anni in Toscana rientra a Nola, sua città d’origine, per assumere il ruolo di resident chef di Re Santi e Leoni, ristorante aperto nel 2020 nel centro storico cittadino dall’imprenditore Lucio Giordano, che ha recentemente chiuso per un breve reset, dopo aver salutato il precedente chef, Luigi Salomone, che ha portato l’insegna dell’hinterland napoletano alla stella Michelin.
Il ritorno non è improvvisato. Nunziata arriva dall’esperienza al Castello di Fighine, borgo medievale restaurato tra Val d’Orcia e Umbria, dove ha guidato la cucina confermando la stella Michelin. Prima ancora, un percorso che parte dall’area vesuviana e passa per l’IPSAR L. De’ Medici, quindi l’approdo nel 2006 alla Pergola, il tre stelle Michelin di Heinz Beck all’interno del Rome Cavalieri Waldorf Astoria.
Da stagista a commis, fino a lavorare in tutte le partite della cucina romana, l’apprendistato con Beck è di quelli che segnano. Dopo una parentesi londinese, il ritorno accanto al mentore: sous-chef, poi chef exécutif per il format Attimi a Roma Fiumicino e Milano CityLife, oltre a un passaggio al Café Les Paillotes di Pescara. Una traiettoria lineare, senza strappi, che trova in Toscana una maturità compiuta e ora a Nola un nuovo banco di prova.
“Adesso è il momento giusto per tornare a casa”, dice Nunziata. Il progetto è dichiarato: una cucina “improntata sulle materie prime del territorio”, con Nola a fare da baricentro tra Avellino, Napoli e Caserta. Montagna, mare, campagna: un perimetro ristretto ma stratificato, dove la materia prima diventa racconto. L’intenzione, spiega, è “andare a scavare nella storia della mia terra, studiarla e approfondirla e renderle un omaggio preciso e puntuale”. Tradotto: meno manierismi, più identità. Con l’inevitabile pressione di chi torna con una stella in curriculum e deve dimostrare che non era un caso geografico.
Dall’altra parte c’è Lucio Giordano, classe 1979, imprenditore che dal 2013 investe nell’alta ristorazione. Il primo capitolo si chiama Misaki Sushi, a Pompei, poi replicato a Sorrento e Positano. Milano è arrivata con Like Mike, trattoria contemporanea in viale Piave. Tra le operazioni più recenti, la partnership con Crazy Pizza, il marchio firmato da Flavio Briatore, che ha portato alle aperture di Napoli e Torino. Un percorso da imprenditore puro, abituato a diversificare format e pubblici.
Re Santi e Leoni è il tassello più personale: un palazzo borghese di fine Ottocento alle spalle della piazza centrale di Nola, trasformato in ristorante dal design contemporaneo che non cancella il passato. Qui la cucina vuole essere semplice negli impianti, selettiva negli ingredienti, con un passo creativo misurato. Non una rivoluzione, piuttosto un riallineamento: territorio, tecnica, memoria.
Il ritorno di Nunziata si inserisce in questa cornice.
Se la Toscana è stata la palestra della conferma, Nola è il terreno della responsabilità. Perché tornare a casa, in cucina, significa esporsi senza alibi. E provare a dimostrare che la distanza, a volte, serve solo a capire da dove si è partiti.