Ancora con mamma e papà? E il giudice la caccia di casa

PadovaI figli saranno pure «piezz’e core», come dicono a Napoli, ma se a 38 anni mangiano e dormono ancora nella casa dei genitori rischiano di non essere più considerati nemmeno figli. Semmai inquilini abusivi e molesti, tanto da permettere ai padroni di casa, i genitori, appunto, di chiedere ai giudici del tribunale, e soprattutto di ottenere l’allontanamento dell’indesiderata prole.
L’Associazione di difesa dei consumatori (Adico) di Mestre ha segnalato tre casi recenti che potrebbero essere usati come giurisprudenza in materia di bamboccioni. I legali dell’Adico si sono trovati di fronte a genitori disperati, che non ne potevano più di avere i figli ancora per casa. Per questo hanno deciso di passare la palla ai tribunali per avere lumi. E le risposte-sentenze sono state sorprendenti.
A cominciare dal caso limite, quello di una «ragazza» trentottenne residente con i genitori in un comune ai confini tra la provincia di Padova e Venezia. La donna un lavoro ce l’aveva, sia pure part-time, quindi, teoricamente, avrebbe potuto, con qualche accorgimento, trovarsi un miniappartamento da qualche parte.
Ma, si sa com’è, trovare pronto quand’è ora di cena e, magari, lasciare la roba sporca da lavare alla mamma è molto ma molto più comodo. Fino a quando mamma e papà esplodono. E se decidono di rivolgersi a un avvocato per chiedere lo sfratto della figlioletta un tempo tanto amata, l’esplosione deve essere stata davvero deflagrante. Secondo i genitori, la convivenza era diventata infatti «insostenibile, conflittuale ed esasperante». È un caso non molto raro, in Veneto: genitori settantenni, figlio o figlia che non si emancipano e, nella maggior parte dei casi, totale copertura da parte della famiglia. Ma c’è un limite a tutto. Il giudice civile del tribunale di Padova, alla fine, ha dato ragione ai genitori e, di fatto, consegnato loro un titolo di «sfratto esecutivo» nei confronti della sgradita inquilina. A nulle sono valse le obiezioni di tipo economico della trentottenne: «Ho soltanto un lavoro part-time, non ce la faccio a vivere in modo autonomo». Argomentazioni troppo fragili, insussistenti, secondo il giudice.
Il tribunale ha seguito il medesimo comportamento anche nei confronti di altri due bamboccioni. L’Adico rivela che, nel circondario di Mestre, due «ragazzi» di 32 e 35 anni si sono visti recapitare l’avviso di sfratto dopo che i genitori, stufi di giustificare e sopportare il precariato dei figli, avevano portato il caso in tribunale. Ma non succedeva il contrario, di solito? Non erano i genitori italiani a fare i salti di gioia se i figli bamboccioni decidevano di rimanere al guinzaglio di casa? Se sentenze del genere fanno notizia, vuol dire che si tratta di eccezioni. La regola, sopportata o, peggio, auspicata dai genitori resta quella del figlio cronicamente residente nella casa di famiglia. Questione di cultura, questione di costumi sociali: negli Stati Uniti, per dire, l’autonomia e l’affrancamento da casa è l’ambizione primaria di qualsiasi maggiorenne, in Italia è l’incubo dei genitori che contribuiscono a rendere sempre più spesso il bozzolo protettivo, al punto di renderne complicata la rottura.
Ma quando è troppo è troppo. «I genitori non sopportano più questi figli che passano da un lavoro precario all’altro - afferma Andrea Campo, il legale civilista che da anni collabora con l’Adico - ciondolando il resto del giorno in casa e creando una situazione di disagio che va esasperandosi fino a non tollerare più la presenza reciproca».

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