Alla fine Carlo Conti è dovuto intervenire sul caso Pucci per spegnere le polemiche ma soprattutto per mettere un punto alle tante speculazioni politiche. Ai microfoni di Rtl 102.5 il direttore artistico del festival di Sanremo 2026 ha messo in chiaro un punto cruciale: "Noi direttori artistici abbiamo assoluta carta bianca: nessuno si permette di interferire, di dirmi chi prendere o meno. Non è successo né prima con altri governi né con questo. Siamo professionisti e lavoriamo con autonomia". Carlo Conti ha chiarito che non c'è stata alcuna interferenza da parte del Governo nella scelta di invitare Andrea Pucci a Sanremo come ospite per fare sorridere pubblico e telespettatori e ha fatto mea culpa anche se non ce n'era bisogno.
"Se ci sono stati errori è solo colpa mia: Pucci era una scelta del tutto autonoma, era stato premiato all'Arena per gli incassi del teatro, a Zelig non era mai successo niente. Ma il festival è nell'occhio del ciclone e si viene tirati un po' tutti per la giacca, è l'occasione per parlare e sparlare", ha chiarito il conduttore toscano. Tralasciando le dietrologie Carlo Conti ha fatto quello che tutti i direttori artistici del Festival di Sanremo, che lo hanno preceduto, hanno fatto fino a oggi: scegliere in base ai propri gusti personali e seguire i gusti del pubblico. Del resto Pucci i teatri li riempie davvero.
Le parole da Fiorello
Poche ore prima, ospite di Fiorello a "La Pennicanza" su Radio2, Carlo Conti era rimasto fermo sulla sua posizione: "Non pensavamo di scatenare un affare di Stato. La mia scelta è stata solo artistica, l'avevo voluto perché Andrea Pucci riempie i teatri, non guardo cosa uno scrive nei social, da questo punto di vista sono negato".
Il direttore artistico di Sanremo si era detto molto dispiaciuto del passo indietro fatto dal comico, ma consapevole che la decisione di Pucci era stata ponderata: "Ci si può scherzare però mi dispiace molto per Andrea, sia umanamente che professionalmente. La sua è stata una scelta autonoma. Si ricorda anche di come fu bistrattato il povero Crozza. Memore di questo, un comico sente la paura.
Invece deve arrivare sul palco con leggerezza e serenità: se mancano, ha preferito stare a casa". Una leggerezza che è venuta a mancare e che ha portato alla scelta consapevole del comico, che ha preferito fare un passo indietro.