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Iran 1953, l’Operazione Ajax e la lunga ombra dei servizi segreti occidentali

Il rovesciamento di Mossadeq nel 1953 rappresenta ancora oggi un precedente importante nella strategia occidentale. Sulla crisi contemporanea dell’Iran aleggia ancora l’ombra dell’Operazione Ajax

Iran 1953, l’Operazione Ajax e la lunga ombra dei servizi segreti occidentali

La storia tende a ripetersi, e c’è chi afferma, non a torto, che per osservare con una certa lucidità gli eventi che stanno interessando l’Iran in questi mesi, bisogna scorrere indietro nel tempo, fino a riesaminare nei passi cruciali l’operazione segreta che venne approvata dal presidente americano Dwight D. Eisenhower, già comandante dello SHAEF, il comando supremo delle forze alleate in Europa durante la seconda guerra mondiale e primo comandante in capo della Nato. Per rovesciare, su pressione del primo ministro britannico Winston Churchill, il governo iraniano che aveva democraticamente eletto Mohammad Mosaddeq e aprire la strada al reinsediamento e totale ripristino dell’autorità di Mohammad Reza Pahlavi, lo scià esiliato che avrebbe osteggiato una possibile influenza sovietica e, più di tutto, continuato a garantire al Regno Unito e agli Stati Uniti l’accesso illimitato al petrolio iraniano. Ciò che in definitiva desideravano.

Inutile dire che l’operazione, divenuta il “prototipo” da manuale della guerra segreta che Washington non ha mai smesso di condurre al fine di ammorbidire ogni scenario ostile per cui nutre particolari interessi da perseguire, venne affidata alla CIA, il servizio segreto successore dell’OSS, l’Office of Strategic Services che si era fatto le ossa nel secondo conflitto mondiale, e all’MI6, il servizio segreto estero inglese, che avevano già maturato una certa expertise nel veicolare i destini politici di stati, potentati e regioni da allineare ai propri interessi.

Il prototipo di regime change

Considerata la “prima operazione segreta moderna e completamente articolata di cambio di regime”, quella che venne pianificata e condotta dagli Stati Uniti nell'agosto del 1953, classificata come “Operazione Ajax”, trovò repliche più o meno efficaci in America Latina, nel Sud-est asiatico e in Medio Oriente, scandendo tutta la durata della Guerra Fredda. E i metodi adottati come passaggi schematici essenziali per la destabilizzazione e il conseguente regime change sono oggetto di interesse e analisi ancora oggi.

Nei primi anni ’50 l’Iran, dove un tempo sorgeva il regno di Persia, il cui nome secondo Erodoto derivava dal leggendario Perseo, veniva considerato un territorio ancora neutrale, non essendo né un satellite sovietico né una potenza ostile.

Gli sconvolgimenti portati dal primo conflitto mondiale avevano portato questo ampio territorio del Medio Oriente — già attraversato dalle politiche di “equilibrio” del Grande Gioco che vide contrapposti gli interessi dell’Impero Britannico e dell’Impero Russo — nelle mani dei britannici, che approfittarono del crollo del regime zarista per formalizzare un loro protettorato e consolidare la loro presenza, mentre i sovietici iniziarono ad appoggiare i movimenti separatisti e comunisti di Tabriz e Teheran che pure non avevano mai inciso sulla fragile monarchia costituzionale, la quale non aveva mai realmente affermato la propria sovranità sulle risorse naturali che dal 1909 erano a completo appannaggio della Anglo-Persian Oil Company, che aveva ottenuto il controllo della maggioranza degli oleodotti durante la reggenza dello scià Ahmad Shah Qajar, dopo la prima concessione dello scià Mozaffar al-Din Shah Qajar.

Da Mossadeq alla preparazione dell’Operazione Ajax

Quando nel 1951 il primo ministro Mohammad Mossadeq, leader laico, nazionalista e democraticamente eletto che riuscì di fatto a esautorare lo scià, esiliato a Roma, si mosse per nazionalizzare la Anglo-Persian Oil Company, i canali diplomatici di Londra cercarono l’appoggio di Washington per recuperare il loro controllo sul petrolio iraniano facendo leva sul pericolo di una possibile apertura all'influenza sovietica, essendo l’Iran uno stato strategico che aveva già collaborato con i russi fin dal tempo degli zar.

Allora l’amministrazione Truman non cedette alle pressioni britanniche, ma con l’intensificarsi della Guerra Fredda, nel 1953 la Casa Bianca assunse una postura differente, ordinando alla CIA di collaborare con l'MI6 per contenere la possibile influenza sovietica in Iran. Fu la genesi dell’operazione segreta progettata e condotta dalla Divisione Vicino Oriente e Africa della CIA, gestita da Kermit Roosevelt Jr., veterano dell’OSS che operava da Teheran, in stretta “collaborazione” con l’intelligence inglese.

Il piano per rovesciare Mossadeq e portare a termine quella che avrebbe preso il nome in codice di Operazione Ajax combinava diversi elementi che sarebbero diventati “standard” nelle successive operazioni di cambio di regime. La strategia dei servizi segreti occidentali si basò su operazioni di guerra psicologica, che impegnarono la CIA nel finanziamento di giornali che dovevano diffondere voci su Mosaddeq, “corrotto, instabile e segretamente filo-sovietico”; corrompendo al contempo figure chiave dell’establishment, dai membri del parlamento agli ufficiali militari, coinvolgendo anche punti di riferimento della vita sociale e religiosa formando una rete di oppositori; per passare alla fase affidata ai moti di piazza gestita dagli agenti provocatori infiltrati e dagli agitatori pagati dalla CIA che avrebbero organizzato manifestazioni e contro-manifestazioni per influenzare l’opinione pubblica o dare l’idea che l’intero paese stesse scivolando in un pericoloso stato di anarchia. Fu allora che lo scià Pahlavi firmò i decreti che “destituivano Mosaddeq” e nominavano primo ministro il generale Fazlollah Zahedi.

Il tentativo iniziale fallì e lo scià dovette lasciare l’Iran, ma né gli americani né i britannici si persero d’animo e proseguirono nel loro piano di destabilizzazione, fino a quando, il 19 agosto 1953, le unità militari fedeli a Zahedi rovesciarono Mossadeq in un quadro di manifestazioni violente meno orchestrate. Lo scià tornò dal suo esilio e l’operazione fu considerata un successo, dimostrando che un piccolo gruppo di spie di alto livello e ben inserite, con i fondi adeguati e un corretto uso della propaganda, poteva rovesciare un governo per allineare un’entità statale secondo gli interessi del loro mandante. Le operazioni che interessarono il Guatemala nel 1954, il Congo nel 1960 e 1961, il Brasile nel 1964, il Cile nel 1973 e altri casi meno noti furono tutte basate sulla “lezione iraniana”.

Le conseguenze di questo cambio di regime, che vide lo scià costretto a mantenere il controllo dell’Iran per mezzo della sua spietata polizia segreta, terminarono con lo scoppio della Rivoluzione Islamica, che tra il 1978 e il 1979 canalizzò il risentimento del popolo nei confronti delle manipolazioni architettate dagli “usurpatori stranieri”, consegnando il Paese nelle mani dell’Ayatollah Khomeini.

L’ombra della CIA permane sull’Iran

L'Operazione Ajax ha dimostrato che il regime change può portare risultati nell’immediato, ma non è una soluzione che garantisce stabilità nel lungo periodo, specie se la ferita di un popolo è profonda. Secondo gli esperti, tra cui annoveriamo lo stratega ed ex membro delle forze speciali Ken Robinson, le cui riflessioni hanno fortemente ispirato questo scritto, “da una prospettiva sistemica, l'Operazione Ajax ha creato la Repubblica Islamica dell'Iran con la stessa certezza con cui ha creato la dittatura dello Scià. Non ha eliminato il radicalismo. Lo ha rinviato, concentrato e reso molto più ostile quando è finalmente emerso”.

L'Operazione Ajax è stata quindi un esempio da manuale, ma anche la punta dell’iceberg di un problema sistemico che ha consegnato alla storia una “lezione sbagliata”, dal momento che ha dimostrato come un popolo possa essere manipolato facilmente per gli scopi dei decisori politici che possono fare affidamento sulle capacità delle loro intelligence, ma ha determinato con altrettanta evidenza che il “risentimento” generato da influenze straniere ha radici profonde, che non gelano mai e possono dare nuova linfa a “rovine strategiche”.

L'Iran di oggi è il prodotto di una storia che non inizia nel 1979 con l’installazione del regime islamico degli Ayatollah, ma è un prodotto del 1953, delle conseguenze della rivoluzione russa del 1917 e dei problemi economici che hanno portato alla svendita del petrolio negli anni ’20, e della prima concessione petrolifera del 1901 ottenuta da William Francis D’Arcy. Fantasmi del passato che continueranno a pesare su ogni crisi politica, e continueranno a farlo.

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