Ancora a terra decine di aerei della vecchia flotta Alitalia

Non è facile vendere aerei quando le compagnie sono in crisi e la gente vola di meno. Ci sta provando Augusto Fantozzi, commissario straordinario dell’Alitalia (quella vecchia), che ieri ha comunicato la cessione di quattro Atr 72 alla società Magellan aviation services Ltd. Si tratta di aerei della taglia «regional», turboelica da 72 posti. Meno di un mese fa aveva portato a buon fine la vendita di due Boeing 767-300, aerei di lungo raggio usciti dalla fabbrica di Seattle nel 1995 e nel 1996 e ora andati alla Omni Air International. Ma la vendita degli aerei di proprietà della vecchia Alitalia - in tutto 46 - è ancora lontana dall’essere esaurita, e non è un caso che entrambi i lotti assegnati nei giorni scorsi appartenevano a un bando andato deserto in gennaio e riproposto in luglio. Restano da «monetizzare» altri Atr 72, 13 Embraer (anche in questo caso aerei da breve raggio), mentre il capitolo di vendita maggiore riguarda 24 esemplari di Md-80 e 82, rispettivamente da 141 e 182 posti, che per anni sono stati l’ossatura della compagnia: vecchi aerei dal rumore e dai consumi elevati, ma ancora funzionali e ampiamente utilizzati dalle compagnie di tutto il mondo. Oggi quel che resta della vecchia flotta è tristemente «a prato», come si dice in gergo, in vari aeroporti d’Europa, esposto all’usura (e ai vandalismi) dell’abbandono. Il valore a cui sono stati ceduti i due lotti non è stato comunicato.
Le partite chiuse da Fantozzi, nell’arco del suo mandato cominciato un anno fa, alla fine di agosto del 2008, non sono molte. La principale è, ovviamente, il passaggio degli asset di volo a Cai, che ha continuato l’attività della vecchia compagnia in «discontinuità aziendale» ma in «continuità operativa». Il controvalore economico è stato fissato in 1.052 milioni, di cui 427 in contanti e il resto in accollo di debiti funazionali alla flotta (93 gli aerei rilevati); 100 milioni il versamento alla firma, 327 in due rate a sei e 24 mesi dalla data del contratto. Sulla seconda rata di circa 170 milioni, già scaduta, è in corso una controversia per aggiornarne il valore, su richiesta di Cai. Nel «pacchetto» c’erano, oltre agli asset Alitalia, quelli di Az servizi, di Az airport (oggi al centro delle polemiche per i bagagli a Fiumicino), di Az Express e di Volare.
L’altra cessione ormai chiusa è quella riguardante la divisione cargo, che è stata ceduta alla Alis di Alcide Leali e a Cargo Italia per 14,5 milioni, pagamento che sarà completato nel 2012. Ancora in alto mare, invece, la vendita di tutto il resto: Atitech (manutenzione pesante) e Ams (manutenzione leggera) dovrebbero essere cedute entro settembre, mentre per Alicos, il call center in cui Alitalia è azionista insieme al gruppo AlmaViva, vi è ancora incertezza. Da vendere anche una certa quantità di quadri e grafiche del Novecento che arredavano le sedi di Alitalia, e i terreni di Fiumicino, ai quali tuttavia una questione sulla destinazione d’uso impedisce di attribuire un valore certo.
Dopo aver venduto l’Alitalia in bonis a Cai, Fantozzi aveva stimato in 500-700 milioni il patrimonio rimanente, su un ammontare di 2,3 miliardi di debiti; in tutto, 23mila i creditori, dei quali 19mila dipendenti del gruppo.

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