Gli anni che passano? Vanno presi con Philosophy

«I cinquanta di oggi sono come i trenta di vent'anni fa: ci vogliono abiti-lifting, cioè in grado di dare un senso di dinamismo e giovinezza indipendentemente dall'età». Alberta Ferretti, maestra di stile e di continue riflessioni sull'universo femminile, affronta un tema che il mondo della moda finge d'ignorare pur essendone ossessionato: essere o sembrare giovani. La collezione Philosophy presentata l'altra sera a New York era infatti piena di soluzioni perché qualsiasi donna a qualsiasi età possa sentirsi bella ed elegante in ogni occasione senza comunque cadere nel giovanilismo. I capi diventano quindi pezzi di un puzzle che ciascuno può comporre a modo suo per cui la stessa tunica fa da canotta sotto alla giacca e sopra agli short (nei negozi ci saranno anche i pantaloni Capri, più lunghi e portabili delle braghette) ma poi diventa parte di un abito che in qualche modo sembra sospeso nell'aria pur essendo doppio.
In tutti i modelli c'erano dettagli ripresi dal mondo dello sport per dare un tocco di energia e tonicità agli impalpabili tessuti prediletti dalla stilista: chiffon, tulle, garza di lino. Stavolta la leggerezza dei materiali permette anche un sapiente gioco di sovrapposizioni che rende ancora più sofisticati gli abbinamenti dei colori. In altri casi si trattava di grandi occhi fil coupè nel tessuto oppure di farfalle piccole, medie o grandi, ma in ogni caso prive di riferimenti naturalistici essendo riprese come tutte le decorazioni dalle opere di Fred Tomaselli. «È un artista pop italo americano che mi piace moltissimo» ha detto la Ferretti poco prima di mandare in passerella questa deliziosa collezione.
Del tutto diversa ma nel suo genere molto carina, la sfilata di Tibi era ispirata dall'idea di un giardino all'americana con tutti i fiori dello stesso colore come si vede nei serial televisivi tipo Desperate Houswives. Del resto a disegnare questa linea che da qualche tempo si trova anche in Italia, per esempio alla Rinascente, è Amy Smilovic, una signora di origine svedese sposata con un signore di origine cecoslovacca. Nata in Georgia e cresciuta professionalmente a Hong Kong, la stilista è come l'America: un misto di culture e tradizioni unificate da una visone pratica della vita e delle sue occasioni.
Vuole essere così, ma il gioco le riesce fino a un certo punto, la ventisettenne figlia di Isabella Rossellini, Elettra. Bella come la madre se non di più per via del fisico da longilinea, la nipotina di Ingrid Bergman da tempo lavora come modella e l'altra sera ha sfilato per G Star, marchio di jeans e dintorni fondato 20 anni fa da Jos Van Tilburg, un olandese di 42 anni che ha sempre sognato di vestire la gente in denim dal mattino alla sera. «Non riesco a immaginare la mia vita senza jeans: li porto tutti i giorni» dichiara Elettra raccontando poi di vivere a Londra dove studia alla Business School of Echonomics di non aver mai sognato di lavorare nel cinema mentre sua mamma adesso sta curando la regia di un documentario per Discovery Channel intitolato Green Porno perché racconta la vita sessuale dei piccoli animali: ostriche, cozze e insetti.
Insomma la semplicità non si addice ad Elettra ma è l'unica cifra stilistica di Starchic, linea creata da Simona Ventura e da Stefania De Pompeis con un'idea semplicemente geniale: la tuta da ginnastica decorata con catene, cristalli e paillettes per andare dalla palestra al cocktail senza soluzione di continuità. A chi le chiedeva perché presentare a New York dove non è conosciuta come in Italia, «Supersimo» pragmatica ha risposto: «Appunto e poi vuoi mettere quanto si allenano le americane per poter bere tutti i loro cocktail senza ingrassare?».

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