Apre all’assassino, anziano ucciso a bottigliate

La porta di casa socchiusa. Dentro, tutte le stanze in ordine. Tutte, tranne la camera da letto. E proprio lì, sul materasso, ancora con il pigiama addosso, il corpo senza vita di Giovanni D’Angelo. Il capo insanguinato, il cuscino sul volto e tutt’intorno i cocci di vetro. I resti di una bottiglia andata in frantumi, spaccata sulla testa a quel povero vecchietto di 68 anni con feroce violenza.
Questa la scena che si è trovato di fronte il fratello della vittima l’altro ieri. Non aveva notizia di Giovanni da alcuni giorni. Aveva pure provato a chiamarlo al telefono. Nessuna risposta. E così alla fine ha deciso di andare a suonargli il campanello all’ora di pranzo. Dopo aver avvisato con i carabinieri. Tutto si immaginava, tranne che vedersi di fronte uno scenario alla Csi, la famosa serie tv americana. Secondo il medico legale, il cadavere del fratello giaceva sul letto almeno dalla sera prima. Forse ucciso dalla bottigliata in testa o solamente tramortito dalla botta e poi «finito» con il cuscino premuto con forza sul viso fino a soffocarlo.
Un uomo tranquillo e incensurato. Forse un po’ solo dopo la morte della moglie, ma di certo lontano da «brutti giri». Così era considerato Giovanni D’Angelo da chi lo aveva conosciuto. Anni di vita in fabbrica da operaio, poi la meritata pensione. Da tempo viveva da solo in un appartamento al secondo piano di uno stabile di via Tevere 29, periferia nord-est di Rozzano, a pochi passi dalla tangenziale. Nessuna macchia nel suo passato e nessuna ruggine nel suo presente. Era amato dai vicini di casa per i suoi modi affabili e gentili. Per questo tutti escludono che qualcuno potesse avercela con lui.
Eppure la scena del delitto lascia pochi dubbi. Nessun segno di effrazione nell’abitazione, le finestre intatte, i cassetti in ordine. Solo quella maledetta bottiglia di vetro infranta e il corpo senza vita della vittima.
I carabinieri della compagnia di Corsico e della tenenza di Rozzano sono certi: D’Angelo conosceva il suo assassino o comunque si è fidato di lui. Per questo gli avrebbe aperto la porta di casa volontariamente. Sempre che il carnefice non si trovasse già all’interno dell’appartamento da ore. In effetti è strano che il pensionato abbia aperto e poi si sia rimesso a letto.
Ecco perché gli inquirenti, coordinati dal pm di turno Laura Pedio, sospettano che avesse ospitato in casa qualcuno. Forse una donna. Che forse ha aperto la porta a un complice per rapinare l’anziano e poi diventato, magari involontariamente, assassino. Gli inquirenti infatti non hanno ancora chiarito se da casa della vittima manchi qualcosa o meno. Per questo le indagini si starebbero concentrando sugli ambienti della prostituzione romena.

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