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Arte e Storia

Arte e filosofia alla Pinacoteca davanti alla Cena in Emmaus

Alle 18,30 l’ultimo incontro (pubblico e gratuito) della rassegna di Massimiliano Finazzer Flory con la filosofa morale Nodari

Cena in Emmaus Caravaggio

«I filosofi e la cornice» è l’ultimo appuntamento della rassegna dedicata all’arte e alla filosofia condotta da Massimiliano Finazzer Flory, regista e attore, insieme con la filosofa morale Francesca Nodari. Oggi alla Pinacoteca di Brera (ore 18.30 in Sala Bassetti) in un incontro pubblico e gratuito moderato dal direttore della Pinacoteca Angelo Crespi. Al centro delle riflessioni la «Cena in Emmaus» di Caravaggio, quella custodita a Brera. Si tratta della seconda Cena realizzata dal pittore nel 1606 quando l’artista aveva già commesso il delitto a Campo Marzio per il quale scontò poi una condanna. Ed era un uomo in fuga. La prima Cena era stata dipinta 5 anni prima ed è esposta a Londra. «Sono due opere con lo stesso soggetto ma differenze di stile importanti - ci spiega Finazzer Flory - In questa milanese dominano le tenebre, il Cristo appare più maturo, con la barba, e sofferente (come si sente il pittore), vi è più realismo nei dettagli, infatti compare una locandiera. Nella prima Cena prevale lo stupore, nella seconda il pane è già spezzato. È la Cena del mistero, di ciò che appare e scompare (il Cristo)». Per l’autore della rassegna «non possiamo non dirci cristiani» perchè la nostra bellezza deriva dall’iconografia cristiana. «E la bellezza è tale soprattutto quando vi è contraddizione, come quella fra il Caravaggio assassino e il Caravaggio pittore. La bellezza fa risorgere, aggiunge Finazzer «e diventa fede, speranza e carità». C’è una carità nell’arte, «ad esempio quando si cammina insieme per scoprire le opere d’arte. E quando siamo in cammino, in ricerca, ci accorgiamo che chi ci sta accanto, lo sconosciuto o straniero, può essere colui che ci salva, che rappresenta la nostra liberazione». Insomma, la salvezza arriva se si è ben disposti a cercarla «e nel volto dell’altro ritroviamo noi stessi». Poi il regista estende il messaggio all’arte, «che è il volto di una nazione. Ed è per questo che ci si rivede anche nelle opere. La filosofa Nodari parlerà delle cornici-pregiudizi che spesso ci impediscono di comprendere.

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