L’arte e la moda, ma non come suggestione contemporanea, piuttosto diventano un modo per leggere il passato e anche per coltivare un po’ di sana nostalgia. È quel che accade con le opere d’arte di Mosè Bianchi di Monza (1840- 1904) e con la collezione di abiti che era di proprietà del pittore e che lui ha usato come modelli per i suoi lavori. Fino al 13 giugno 2027, Palazzo Morando | Costume Moda Immagine ospita «Abiti in scena. Mosè Bianchi e il sogno del Settecento», mostra a cura di Ilaria De Palma, inaugurata in occasione del Forum Cultura 2026.
Otti dipinti provenienti dalla Gam sono accostati alla collezione di abiti in prevalenza del Settecento: una raccolta che non si è dispersa sul mercato antiquariale, ma è giunta integra fino a oggi, diventando uno dei nuclei più importanti delle collezioni di Palazzo Morando. La novità è l’arrivo dei quadri che si possono confrontare, per coglierne i dettagli compositivi, con il pittore che ha reinterpretato i sontuosi vestiti che gli hanno fatto da modello.
Il percorso espositivo riunisce una selezione di 21 abiti riconoscibili nei dipinti di Bianchi, mostrando come il pittore li utilizzasse per definire personaggi, ambientazioni e atmosfere. Accanto a due preziose robes à la française e ad alcuni corpetti, sono esposte le marsine indossate nei dipinti da maestri di musica, gentiluomini in attesa del duello e istitutori. Completano la selezione costumi da saltimbanco e sottomarsine ricamate, che Bianchi accostava con libertà creativa a giacche con gorgiera plissettata di epoca successiva, ricercando particolari effetti decorativi.
Il confronto con i dipinti permette anche di approfondire il metodo di lavoro dell’artista, con la sua attenzione particolare per le scene galanti e le atmosfere rococò. Bianchi affiancava allo studio diretto dei costumi l’uso di disegni e fotografie.
Le opere di Eleuterio Pagliano, Gerolamo Induno e Pompeo Mariani ampliano inoltre il percorso, documentando la diffusione e il progressivo esaurimento della pittura neo-rococò nell’Ottocento.
