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Arte e Storia

Le colonie italiane Una storia di guerra

Il pregio del lavoro è quello di tracciare un quadro complessivo che mostra come la condotta dei governi liberali prefascisti appaia improntata allo stesso massiccio uso della forza come matrice della legittimità

Colonie italiane in Africa. Una storia di guerra

Parlare di una storia coloniale non è mai facile. Vale anche per la storia coloniale italiana. L’Italia, nazione faticosamente assemblatasi nella seconda metà dell’Ottocento è arrivata tardi nella feroce spartizione dell’Africa. E la storia dei nostri territori d’oltremare è stata spesso appiattita su due vulgate. La prima, più cara a destra, è quella di un espansionismo buono molto diverso da quello della Gran Bretagna, della Francia, o del ferocissimo Belgio. La seconda, macinata a sinistra, in cui il colonialismo italiano è solo violenza e devastazione e in gran parte riducibile al fascismo e alla fondazione dell’Impero a colpi di gas e bombe. Ovviamente entrambe le narrazioni sono distorte.

Prova a fornire un percorso ideologicamente neutro e molto fattuale Federica Saini Fasanotti in Colonie italiane in Africa. Una storia di guerra (Ares, pagg. 264, euro 18). Saini Fasanotti è specializzata in Storia militare e in dottrina di controguerriglia.

In questo caso il pregio del lavoro è quello di tracciare un quadro complessivo che mostra come la condotta dei governi liberali prefascisti appaia improntata allo stesso massiccio uso della forza come matrice della legittimità. Se si deve riscontrare una differenza è soltanto quella che il fascismo poté utilizzare la forza militare senza restrizioni, mentre Crispi e Giolitti nelle loro avventure africane - il primo nel Corno d’Africa, il secondo in Libia - dovettero rispondere alle opposizioni dei loro risultati. Uno dei pregi del saggio è quello di mostrare abbondantemente come i rovesci militari, si pensi alla sconfitta di Adua del 1896, o alla resistenza antiitaliana che continuò per decenni, siano stati, sostanzialmente, il risultato di una cattiva condotta politica, di incomprensione delle realtà locali. Ad esempio per il caso libico che è forse il meno studiato spiega bene che: «In Libia, l’Italia si confrontò con un ambiente politico caratterizzato da una sorta di frammentazione orizzontale, in cui l’autorità era distribuita tra confraternite religiose, capi tribali e reti locali di potere. La resistenza senussita non aveva minimamente l’aspetto di un esercito». Guardato in questo modo lo sbaglio dell’esperienza coloniale italiana può dare lezioni anche sul presente.

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