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Arte e Storia

Lorenzo Quinn fa battere (nel marmo) il cuore di Roma

La Teldil Art Gallery, in collaborazione con la Contini Gallery, dà spazio all’artista nella sua città

Mater Roma, Lorenzo Quinn

Lorenzo Quinn torna a casa. Con la sua prima mostra personale a Roma, l’artista, nato sessant’anni fa nella capitale e figlio del premio Oscar Anthony Quinn e della costumista italiana Jolanda Addolori, propone un progetto espositivo che è un inno all’empatia. L’esposizione Hi Human L’uno nell’altro, curata da Marco Giammetta e ospitata fino al 9 gennaio nella Teldil Art Gallery in collaborazione con la Contini Gallery, accoglie 34 opere distribuite su 650 mq di spazio nel centralissimo corso Vittorio Emanuele II. Tra resine innovative, giochi di sospensione corporea come in Love Levitates e sculture monumentali, Quinn invita i visitatori a riscoprire il valore della presenza e del dialogo. Cuore del percorso espositivo è l’inedita Mater Roma, un’opera ricca di significato presentata nei giorni scorsi in Campidoglio anche al sindaco Roberto Gualtieri. La scultura rilegge il mito fondativo della città attraverso il linguaggio universale della cura e della protezione: due imponenti mani di bronzo (che sono il tratto distintivo di Lorenzo Quinn) si sollevano per proteggere e sostenere un cuore di marmo bianco. Al suo interno, scolpita con rara maestria, la lupa capitolina veglia sui gemelli Romolo e Remo. L’idea centrale che muove l’opera è che persino i più grandi imperi nascano da un gesto d’amore e che la vera grandezza di una civiltà non si misuri dalle conquiste o dalla forza, ma dalla capacità di proteggere le vite e i cuori delle persone. Per Quinn, cresciuto passeggiando da bambino tra le strade di quello straordinario museo a cielo aperto che è Roma, il confronto con l’Urbe è una costante del suo percorso creativo. Nonostante oggi viva ad Abu Dhabi e trascorra le estati in Grecia, coltivando il progetto di aprire presto uno spazio di lavoro a Pietrasanta per tornare a trascorrere parte dell’anno in Italia, il suo legame con la città natale non si è mai affievolito. Rispondendo a Gualtieri che gli chiedeva da quanto tempo mancasse dalla sua città natale, Quinn ha confidato di non averla mai lasciata davvero, descrivendola come una presenza che non abbandona mai chi la porta nel cuore. Parlando della genesi della sua nuova opera, lo scultore ha spiegato di aver voluto realizzare tre sculture dedicate a Roma, lottando contro i tempi di lavorazione del marmo, che sono complessi. Riuscito a completarne una proprio due settimane prima della mostra, ha scelto di focalizzarsi sulla lupa perché la considera il simbolo più caro ai romani e il più significativo per la città. Riflettendo sulla vocazione di Roma, Lorenzo Quinn ha evidenziato come la Capitale abbia conservato intatta nel tempo la sua straordinaria capacità di adattarsi, modernizzarsi e accogliere, mantenendo di fatto un’indole inclusiva.

A credere fortemente in questo progetto espositivo è la gallerista Moreira Teldil, che ha recentemente inaugurato il suo imponente spazio all’interno di un palazzo umbertino: sono ben 8 vetrine su strada, nate con l’intento di portare a Roma i grandi nomi della scena artistica internazionale e anche, in futuro, di sostenere

quei talenti che invece fino ad oggi hanno trovato meno occasione di esprimersi. «Abbiamo aperto lo scorso maggio con Igor Mitoraj, concentrandoci anche in questa prima occasione sul suo legame speciale con Roma: ci piace l’idea di trattare artisti legati alla città», spiega al Giornale la gallerista. Riflettendo poi sul percorso e sull’impatto della ricerca espressiva di Lorenzo Quinn, aggiunge: «Dedica all’arte tutta la sua vita e ogni suo lavoro lo dimostra: continua a sperimentare con le tecniche e a fare ricerca».

La collaborazione tra la Teldil Art Gallery e la Galleria d’Arte Contini conferma l’impegno costante di quest’ultima nella valorizzazione e nella promozione dei più grandi maestri della contemporanea. La sinergia per la mostra di Lorenzo Quinn si inserisce infatti in un momento di fermento espositivo per la storica galleria. Come ci ha anticipato Stefano Contini, c’è infatti grande attesa per l’apertura, a metà dicembre, in una delle due sedi veneziane, di una maestosa mostra personale dedicata a Fabrizio Plessi, pionieristico maestro della videoarte, morto a 86 anni lo scorso agosto. La mostra proporrà imponenti installazioni e progetti, esponendo anche alcune opere presentate da Plessi a Documenta nel 1987, quelle che al tempo segnarono la sua consacrazione internazionale.

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