Forse non era nebbia... Quel mistero dei quadri di Monet

Uno studio fatto sui quadri di Claude Monet e di William Turner, rivela che la nebbia dipinta in realtà potrebbe essere smog, dovuto all'inquinamento dell'epoca

Il fiume - Claude Monet 1868

Il romanticismo che si respira nei quadri di Claude Monet, ma anche in quelli di William Turner, fonte di ispirazione per il movimento impressionista, potrebbero avere una spiegazione molto meno "sentimentale" di quello che da decenni viene loro attribuita. I tramonti e la natura che li ispiravano e che ha regalato all'immortalità le loro opere, erano, andando avanti con gli anni, sempre meno nitidi. I meravigliosi paesaggi urbani immersi nella foschia dell'artista britannico del movimento romantico, e del maestro francese dell'impressionismo, sarebbero in realtà fotografie delle due metropoli, soffocate dallo smog della Rivoluzione Industriale.

Ad esserne certi, Anna Lea Albright dell'università della Sorbona e Peter Huybers di Harvard che hanno portato avanti uno studio su varie tele, poi pubblicato sulla rivista scientifica Pnas, analizzando i cambiamenti di colori di oltre 100 dipinti: 38 di Monet (dal 1864 al 1901) e 60 di Turner (dal 1796 al 1850), giungendo alla conclusione che le opere dipinte dai maestri, permettono oggi di tracciare una sorta di storia dell'inquinamento atmosferico. "Analizzando i loro paesaggi - hanno spiegato - si può rilevare la quantità di smog presente nell'atmosfera quando sono stati realizzati, perché gli inquinanti possono alterare pesantemente l'aspetto dei paesaggi anche in modi visibili ad occhio nudo".

Romantica nebbia o insidioso smog

I quadri, man mano che venivano dipinti, presentavano atmosfere sempre più "offuscate", dovute non ad una precisa scelta stilistica, ma alla realtà che i pittori osservavano e che riportavano poi su tela. "Perché anche se l'impressionismo è spesso in contrasto con il realismo, secondo le nostre ricerche non c'è dubbio che anche le opere di Monet e Turner catturano una certa realtà" spiega il coautore dello studio Peter Huybers scienziato del clima e docente all'università di Harvard. "È logico che siano anche sensibili non solo ai cambiamenti naturali, ma anche ai cambiamenti causati dall'uomo" aggiunge Anna Lea Almright scienziata atmosferica e autrice principale dello studio.

I ricercatori hanno così scoperto che "Il 61 per cento dei mutamenti di contrasto nei dipinti, seguivano in gran parte l'aumento delle concentrazioni di anidride solforosa durante quel periodo di tempo" si legge ancora nello studio che ha utilizzato un modello matematico, per confrontare i dipinti nel corso degli anni. Un esempio arriva dalla tela Search of Appullus, del 1814, messa a confronto con Rain, Steam and Speed - The Great Western Railway, dipinta 30 anni dopo, dove dominano i cieli nebbiosi. "Durante quel periodo le emissioni sono più che raddoppiate" spiegano gli autori dello studio. Stesso esempio di cielo si ritrova nei molti quadri che Monet dipinse sempre dal ponte di Charing Cross dove si nota quanto la visibilità del panorama e degli oggetti ritratti diminuisca.

Studi precedenti

Le opere dei due grandi pittori hanno dato modo quindi di tracciare una sorta di storia dell'inquinamento atmosferico, anche se il critico d'arte Sebastian Sme sul Washington Post scrive di non dare troppa importanza allo studio, in quanto: "La correlazione non è la stessa cosa della causalità.

Solo perché due fenomeni sembrano essere collegati non significa che uno abbia causato l'altro", ricordando inoltre, che una connessione tra l'inquinamento e il lavoro degli impressionisti è già stato discusso da esperti d'arte durante una mostra del 2005 dove si parlò di estetica dell'inquinamento.

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