Sovrascarpe ai piedi prima di entrare e mente aperta a lasciarsi sorprendere: «Il senso nella neve» al Mudec, Museo delle Culture è una mostra-gioiello da non perdere (è anche gratuita, fino al 28 giugno). Impreziosita da un allestimento total white dello Studio Grace da cui la necessità di indossare le sovrascarpe presenta un centinaio di oggetti divisi in quattro sezioni. «Ha un taglio cross-culturale» ci dice Sara Rizzo, che ha curato il progetto insieme ad Alessandro Oldani. Si muove tra testimonianze scientifiche, dipinti antichi, video-installazioni contemporanee e, dato che siamo al Mudec di via Tortona, anche affascinanti reperti etnografici.
Si viaggia tra i saperi e le latitudini: dagli Inuit della Groenlandia alle popolazioni della Terra del Fuoco, con prestiti importanti come il tamburo sciamanico Sami del Museo delle Civiltà di Roma e la ricostruzione (impressionante) di un antico corredo da cacciatore della Patagonia, con tanto di manto di pelliccia. La struggente installazione dell'artista giapponese Chiharu Shiota una nevicata metaforica di fogli di carta è l'introduzione perfetta per questo percorso che parte dagli scatti di Wilson Bentley, il primo, nel 1885, a fotografare un cristallo di ghiaccio evidenziandone le meravigliose simmetrie create dalla natura. È poi merito del fisico giapponese Ukichiro Nakaya la classificazione dei fiocchi di neve, avvenuta a metà del Novecento. Non si può parlare di neve senza ragionarne il valore simbolico: lo fanno, in modo non scontato, gli artisti contemporanei selezionati per la mostra. Spiccano le foto della performance dell'artistar americana Judy Chicago che, alla fine degli anni Settanta, usò tonnellate di ghiaccio secco trasformandole in nebbia per tramutare un banale parcheggio di Los Angeles in un luogo di pura poesia. È invece di denuncia, più che mai attuale, il video dell'artista Pia Arke sui rapporti tra Danimarca e popolazioni Inuit. Proprio agli Inuit e alle altre popolazioni artiche (Sami e Ciukci), oltre a quelle della Terra del Fuoco, è dedicato il cuore della mostra, con oggetti e manufatti che ne raccontano il rapporto simbiotico con il gelo.
Spazio, infine, alle rappresentazioni artistiche figurative: dalle raffinate stampe ukiyo-e dell'antico Giappone ai paesaggi otto-novecenteschi di Angelo Morbelli ed Emilio Longoni, fino al quadro tutto bianco «Sciogliersi come neve al sole» del geniale Alighiero Boetti.