Il gup Maria Beatrice Parati ha respinto l'istanza del Comune, che chiedeva di revocare la costituzione di parte civile promossa da 24 cittadini, rappresentati dall'avvocato Veronica Dini, nel processo con 26 imputati per abuso edilizio, lottizzazione abusiva, falso e corruzione per la realizzazione dell'edificio Hidden Garden di piazza Aspromonte. I residenti dunque restano nel procedimento con una "azione popolare" e "in sostituzione" di Palazzo Marino, che li voleva estromessi. Il Comune aveva confermato con una delibera del 23 aprile "la volontà" di partecipare al processo solo in qualità di "persona offesa", riservandosi di esercitare "un'autonoma azione civile risarcitoria" in caso di condanna degli imputati, fra cui molti funzionari dei suoi uffici ed ex componenti della Commissione del paesaggio.
Il 10 aprile il gup aveva già scritto che Palazzo Marino ha tenuto "inerzia processuale" nei casi sull'urbanistica. Respinta anche la richiesta, avanzata sempre dalla avvocatura comunale, di trasmettere gli atti alla Corte costituzionale per presunta legittimità dell'azione popolare che - secondo Palazzo Marino - non può essere intrapresa in contrasto con la "volontà" dell'ente. La parti civili ammesse sono in totale circa 40. L'udienza prosegue il prossimo 15 maggio.
Intanto ieri la Guardia di finanza ha sequestrato il cantiere dell'hotel da 199 stanze in costruzione in via Zecca Vecchia, in pieno centro storico. I sigilli sono scattati nell'ambito di una delle numerose inchieste sull'urbanistica. Le Fiamme gialle hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo disposto dal gip Mattia Fiorentini. Secondo le ipotesi del pm Marina Petruzzella e dell'aggiunto Paolo Ielo, la costruzione dell'edificio di cinque piani, per cui i lavori sono in corso e che dovrebbe sostituire un ex garage, sarebbe stata avviata grazie a una serie di "atti falsi" per permettere l'edificazione di un lotto che insiste su un "importante sito del demanio archeologico". Si tratterebbe del "foro della città antica romana, all'incrocio tra il cardo e il decumano".
Il giudice scrive che il Comune "con la sua inerzia" ha consentito alle imprese la "occupazione" dell'area, sottraendola "alla popolazione della città", nonostante fosse stata destinata dai Pgt al recupero "come spazio aperto per la fruizione pubblica", in ragione appunto "della monumentalità e importanza archeologica e storica". Nella vicenda sono 39 gli indagati per lottizzazione abusiva e falso. Tra loro, imprenditori, tecnici ed ex dirigenti di Palazzo Marino, alcuni già coinvolti in indagini simili.