Quando Tornatore sbancò la notte degli Oscar

Il riscatto di Giuseppe Tornatore, che con "Nuovo cinema Paradiso" ottiene nel 1990 il premio Oscar per il miglior film straniero, dopo un primo flop nelle sale cinematografiche italiane

Quando Tornatore sbancò la notte degli Oscar
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Uno degli eventi più seguiti dell'anno, una delle serate più glamour del jet set internazionale, un'autentica parata di stelle. Sul palco a dettare il tempo con garbo e simpatia c'è l'attore comico Billy Crystal, noto ai più per il romantico e frizzante "Harry ti presento Sally", al quale è toccato l'ambito onore di dirigere la "notte degli Oscar". L'Italia è animata da una grande speranza e sotto il cielo stellato dello Stivale, spera di risvegliarsi la mattina con la lieta novella: l'ambita statuetta nella mani del regista Giuseppe Tornatore che concorre con il sublime "Nuovo cinema Paradiso" nella categoria del "miglior film straniero". Per carità, il nostro Paese è quello che, al di fuori dei confini a stelle e strisce, vanta il maggior numeri di trionfi agli Oscar, ma aggiudicarsi quel premio è sempre un attimo da assaporare a piene mani.

Il miglior film straniero

A un certo punto nella notte del 27 marzo 1990, Billy Crystal si connette via satellite con Mosca, dove si trova l'attore Jack Lemmon, già due volte vincitore del premio Oscar. Sarà la voce dell'elegantissimo interprete di "Salvate la tigre" a pronunciare chi sarà il miglior film estero. Dopo un'attesa che dura circa cinque minuti, "Nuovo cinema Paradiso" sconfigge la batteria di finalisti e agguanta con merito il più glorioso riconoscimento della settima arte. Emozionatissimo e senza proferire parola, Tornatore sale sul palco del Kodak Theatre insieme al produttore Franco Cristaldi. È la rivincita della sua carriera.

Gli ingredienti per conquistare la platea c'erano tutti, a partire da un'Italia da cartolina, la nostalgia per un'epoca lontana e preziosa, le musiche ammalianti di Ennio Morricone. Anche il giovane e scansonato protagonista, Salvatore Cascio, insieme al burbero ma amorevole Philippe Noiret, servono a confezionare un prodotto vincente e convincente. Pensare che, prima della meritata gloria, la pellicola fu un vero flop nelle sale cinematografiche d'Italia. Incassi da miseria e recensioni al vetriolo lo avevano nettamente stroncato. Dopo un taglio di mezz'ora, la pellicola risorse come l'araba fenice per giungere prima a Cannes e alla candidatura all'Oscar, poi alla vittoria della statuetta.

La trama del film da Oscar

Le vicende si snodano in un arco temporale che dura quarant'anni, in una piccola cittadina di fantasia della Sicilia. Ed è qui che prende forma quello che per Tornatore è un atto d'amore nei confronti della settima arte, grazie al fulcro centrale dell'opera che è il "Nuovo cinema Paradiso". Qui è nato l'amore del protagonista, un regista di successo chiamato Salvatore, per i film e dove ritorna a distanza di trent'anni per salutare per sempre il caro amico Alfredo, il proiezionista del cinematografo. Le immagini e i sapori della terra natia lo rimandano agli anni dell'infanzia, nei quali si ergeva sopra tutti la figura carismatica di un gigantesco Philippe Noiret, nei panni di Alfredo.

Una colonna, un mentore, un Virgilio pronto a guidare il giovane Salvatore verso il sentiero della vita, trasmettendogli la passione e l'amore per il cinema. Perché quest'ultimo va apprezzato nel buio della sala e non sul comodo divano di casa. Una lezione buona ancora oggi nell'era dello streaming virulento.

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