Sulle 10mila dosi di monoclonali donate da Eli Lilly in pandemia, rifiutate e poi riacquistate a peso d’oro qualcuno ha mentito. Ci sono due verità contrastanti tra ciò che disse Aifa nel dicembre del 2020 e ciò che riportano alcune email di qualche mese prima, depositate in commissione Covid dall’ex dg della Prevenzione Ranieri Guerra. Se n’è accorto il senatore Fdi Antonella Zedda, che l’altro giorno ha chiesto lumi all’altro ex dg della Prevenzione Giovanni Rezza.
I fatti sono noti e già riportati ampiamente dal Giornale a novembre, non smentiti nemmeno dallo Rezza in audizione: la donazione sarebbe sfumata per gli interessi di Pd, renziani e M5S nel feudo toscano delle aziende e fondazioni farmaceutiche, tra cui spicca la Toscana Life Science del Biotecnopolo di Siena, guidata da Rino Rappuoli ex Chief Scientist di GSK Vaccines ed ex Head of Vaccine R&D di Novartis, ora anche Direttore scientifico del Centro Nazionale Antipandemico (sempre afferente al Biotecnopolo di Siena) su nomina dell’ex ministro della Salute, Roberto Speranza, avvenuta tre giorni prima delle elezioni del 25 settembre 2022.
«Il 9 ottobre 2020 - sostiene l’ex dg Guerra in audizione - ricevo una comunicazione dal prof. Guido Silvestri, che conosco da tempo, in cui mi informa della possibilità di ricevere in Italia 10mila dosi di anticorpo monoclonale Lily come donazione». Silvestri è un luminare del Dipartimento di Patologia e Medicina della Emory University School of Medicine. «La sera del 9 ottobre - continua Guerra - il dottor Ippolito conferma di avere discusso in merito alla necessità di finalizzare i protocolli di utilizzazione del farmaco (predisposti, credo, dal dottor Andrea Antinori) con il dottor Nicola Magrini (allora dg Aifa, ndr) così da procedere rapidamente alla richiesta di donazione. Questo viene confermato dallo stesso Magrini in una mail a seguire 1 poco dopo». In una e-mail dell’1 dicembre 2020, il professore Guido Silvestri scrive a Giovanni Rezza e Ranieri Guerra: «Tra il 7 ottobre (giorno del mio colloquio con Danuta Skovronski) ed il 29 ottobre (meeting Lilly-Aifa), entrambi mi avete comunicato, anche per iscritto, che il ministro Speranza era a conoscenza di questo mio tentativo di portare 10mila dosi di Ly-CoV555 in Italia con procedura accelerata ed a titolo gratuito (i.e., tramite la formula del “trial clinico pragmatico”)».
Quindi, contrariamente ancora una volta, viene ribadito non solo che quelle dosi rappresentassero una donazione (e che fossero quindi gratuite), ma anche che - nonostante le opposizioni mosse da Magrini - vi fosse un modo per utilizzarle in tempi celeri. Questa versione è stata confermata a Il Giornale anche da Giorgio Palù, insediatosi quale Presidente di Aifa verso metà dicembre 2020, che prende nettamente le distanze da Magrini: «Appena arrivato all’Aifa mi sono battuto per introdurre i farmaci monoclonali in Italia, ho trovato assurdo restituire le 10mila dosi offerte da Ely Lilly e l’ho detto alla Corte dei Conti», che non ha fatto nulla. Ma é la sostanza scientifica nelle dichiarazioni di Palù a mettere una pietra tombale su quella che sarebbe stata l’ingiustificata posizione di Magrini (e di Giuseppe Ippolito): «In piena emergenza Covid-19 non avevamo ancora né misure preventive come i vaccini né misure terapeutiche come i farmaci autorizzati poi successivamente: Remdesivir, Paxlovid, Molnupinavir. Ritenevo pertanto assurda la decisione presa di rinunciare a disporre degli anticorpi monoclonali anti-SARS-CoV-2, per di più offerti gratuitamente dall’Azienda farmaceutica che li aveva prodotti, farmaci riconosciuti efficaci e sicuri per uso clinico dagli enti regolatori internazionali». Parole che confermano quanto messo per iscritto da Andrea Antinori, collega di Giuseppe Ippolito allo Spallanzani, in una e-mail data 2 novembre 2020 ed indirizzata a Ranieri Guerra, con in copia il prof. Silvestri e Gianni Rezza: In questo momento abbiamo ben poco oltre a Remdesivir e cortisone, e sul territorio, nei pazienti non ospedalizzati, ancora meno, se non terapie incongrue e inappropriate somministrate senza nessuna evidenza e logica. Poter aprire un programma di questa portata nei pazienti in fase precoce alzerebbe il livello dell’attuale gestione clinica e di sanità pubblica nazionale in modo esponenziale». Sempre nel comunicato 22 novembre 2020 sostiene che non sarebbe stato comunque possibile fruire dei monoclonali Eli Lilly per una serie di motivi regolatori: «Gli anticorpi monoclonali necessitano di un’approvazione europea, mentre l’azienda Eli Lilly ha proposto una procedura di approvazione del farmaco in deroga a tali procedure. Ema (l’Agenzia europea del farmaco, ndr) ha espresso un giudizio assai cauto sulle possibilità di approvare il Bamlanivimab sulla base dello studio di fase 2 che evidenziava benefici moderati e ha richiesto ulteriori dati a supporto».
Ma l’Italia avrebbe potuto approvare l’uso dei monoclonali Eli Lilly senza la preventiva approvazione di Ema? Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano in un articolo del 2020, in passato sono stati autorizzati farmaci in base alla legge 648, articolo 1 comma 4, che lo permette per «medicinali autorizzati all’estero ma non sul territorio nazionale». Inoltre, una direttiva europea sui medicinali (la 2001/83 EC) consente ai singoli Paesi Ue l’acquisto in emergenza dove non ci sia ancora l’approvazione Ema. Un cavillo su cui Aifa dissente proprio nel suo comunicato: «La richiesta di approvazione del farmaco ai sensi di una disposizione speciale della disciplina farmaceutica (l’art. 5 comma 2 della dir. 83/2001, come recepita in Italia dal D. Lgs. 219/2006) non risulta accettabile a fronte di un’epidemia in cui tutti gli Stati dell’Ue condividono il 2 medesimo problema e in cui ci aspetta pertanto uno sforzo comune europeo per superarlo, come ben mostrato dalla recente approvazione Ema dei vaccini anti-COVID-19. Per questo Aifa ha espressamente suggerito all’azienda l’opportunità di presentare una richiesta di autorizzazione all’Ema». Nella sua intervista a Il Giornale, Palú prende le distanze da ogni vincolo regolatorio che tenesse le ragioni del rifiuto delle 10.000 dosi grauite Eli Lilly: «Ho cercato di capire le ragioni adottate per sostenere il rifiuto dell’offerta Eli-Lilly da parte della commissione ad hoc. L’unica spiegazione plausibile erano gli interessi concorrenti di Reithera e quelli di collegate aziende nazionali coinvolte nella produzione di nuovi anticorpi monoclonali anti-Sars-CoV-2».
Ma Aifa, dopo i primi articoli del Fatto Quotidiano (che per primo aveva scritto della vicenda) pubblicava un comunicato in cui titolava: «Da Eli Lilly nessuna offerta gratuita, solo richiesta di approvazione alla vendita». Il comunicato continuava: «Negli ultimi giorni sono stati pubblicati alcuni articoli su quotidiani nazionali in cui si dà adito a resistenze che Aifa avrebbe opposto all’utilizzo in Italia di un farmaco, l’anticorpo monoclonale Bamlanivimab, prodotto dall’azienda farmaceutica Eli Lilly sul territorio nazionale, e che la stessa azienda avrebbe offerto gratuitamente senza ottenere riscontro. Si tratta di affermazioni fuorvianti e prive di fondamento».
Insomma, l’offera dei monoclonali gratis è arrivata sì o no? «Aifa non ha mai ricevuto alcuna proposta di cessione gratuita, uso compassionevole né fornitura per studi clinici dell’anticorpo monoclonale Bamlanivimab da parte dell’azienda Eli Lilly». E ancora: «L’azienda ha avanzato all’inizio di ottobre una generica disponibilità a cooperare con le autorità per individuare modalità d’impiego del farmaco in Italia, senza mai offrire partite gratuite di prodotto. Ciò anche dopo esplicita richiesta avanzata da parte dei rappresentanti dell’Aifa in un incontro tenutosi il 29 ottobre con la partecipazione della Commissione Tecnico-Scientifica dell’Agenzia, convocata appositamente a dimostrazione della piena disponibilità ad approfondire ogni sostenibile possibilità di accesso a nuovi trattamenti».
Se non ci fossero decine di migliaia di morti potrebbe essere la classica storia all’italiana, in cui la politica si mette in mezzo per provare a intitolarsi meriti e raccattare voti. Eccola, la verità che a sinistra fa tanto paura.