Non si placano le acque in casa Limes. Dopo la sua uscita dalla rivista assieme a Giorgio Arfaras, Franz Gustincich e al generale Vincenzo Camporini, Federigo Argentieri ha rilasciato un'intervista all'Adnkronos, in cui ha voluto spiegare le motivazioni della sua decisione e replicare a risposte dal direttore Lucio Caracciolo a in televisione e sui giornali dalla rottura avvenuta il mese scorso.
"Dire ‘raccontiamo le cose come stanno, non come vorremmo che fossero’ è uno slogan, non un’argomentazione. Qui non si tratta di desideri, ma di fatti: la Crimea e il Donbass sono aree contese", ha affermato il professore di scienze politiche e direttore del Guarini Institute for Public Affairs della John Cabot University, attaccando le affermazioni di Caracciolo. "Raccontarle e colorarle come territorio russo, come avvenuto ripetutamente sulle mappe di Limes dal 2014 in poi, non è una descrizione neutra della realtà, è una scelta politica e simbolica". Argentieri ha anche dato ragione all'ambasciata di Kiev, che fin dal 2014 - anno dell'occupazione della Crimea - ha protestato contro quelle mappe, poiché "quella guerra si combatte ancora. Se non fossero territori contesi non avrebbe senso il negoziato al quale stiamo assistendo quotidianamente".
Il professore ha ricordato come uno "sgarro grave" il fatto che, nel 2004, la rivista abbia utilizzato un testo letterario leggero e ironico per trattare la tragedia dell'Hodomor, riconosciuto come un genocidio anche dall'Italia nel 2023. "Nessuno ha mai chiesto conto seriamente a Caracciolo di quella scelta. Era scherno? Era sottovalutazione? Non è mai stato chiarito", ha spiegato, per poi aggiungere che Limes ha mantenuto un approccio equidistante e trasparente su molte altre zone di crisi, come il Medio Oriente, l'Asia, l'Africa e l'America Latina, cosa che rende "ancora più evidente" la "deviazione" per quanto riguarda il conflitto tra Mosca e Kiev.
Argentieri ha poi scoperchiato un altro vaso di Pandora, ovvero quello di due corrispondenti sul campo in Ucraina di cui non esistono contributi rintracciabili. "In prima pagina di Limes, dove c’erano i nostri nomi e dove tuttora sono indicati vari personaggi ormai deceduti compaiono due figure indicate come ‘corrispondenti dall’Ucraina’, Leonid Finberg e Miroslav Popovic. Eppure, dopo verifiche incrociate su numeri dedicati alla guerra russo-ucraina e sull’Ucraina stessa, non risultano loro articoli, analisi, reportage", ha rivelato il professore. " La domanda è legittima: esistono? Scrivono? Vengono interpellati? O sono nomi puramente ornamentali? Per giunta, esiste da anni (ma non dall’inizio) nientemeno che un ‘coordinatore Russie’, al plurale, un termine surreale che non si sentiva dai tempi dell’impero zarista". Un problema di trasparenza editoriale, dunque, aggravato dal fatto che la rivista rientra nell'elenco di pubblicazioni scientifiche dell'Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca).
Argentieri ha criticato anche altri elementi, in primis il modo di raccontare il conflitto come "una partita tra tifoserie", poi una lettura distorta dell'articolo 11 della Costituzione - "Non dice solo ‘l’Italia ripudia la guerra’. Dice che ripudia la guerra come offesa alla libertà di altri popoli. E infatti riconosce il diritto all’autodifesa del popolo aggredito, in linea con la Carta dell’Onu. Ignorare questo significa travisare la Costituzione e il diritto internazionale" - e infine i titoli dei numeri di Limes. "Titoli come ‘Stiamo perdendo la guerra’ o ‘Fine della guerra’ non sono neutrali", ha dichiarato. "Preparano psicologicamente il lettore a un esito, suggeriscono una conclusione. Non è analisi, è orientamento. E quando lo fai su un conflitto in corso, devi sapere che stai prendendo posizione".
Infine, Argentieri ha anche spiegato all'Adnkronos che la sua rottura con Caracciolo è arrivata solo a dicembre scorso, nonostante anni di criticità, perché "quando c’è di mezzo un’amicizia, una storia comune, si
tende a consumare ogni possibilità di confronto prima di uscire allo scoperto". Ricordiamo che il professore faceva parte del consiglio redazionale della rivista fin dall'anno della sua nascita, nel 1993.