Un parco divertimenti che diventa aula didattica, ma con un elemento che accende la polemica. A Valmontone, alle porte di Roma, MagicLand ha promosso la seconda edizione di “School Days”, un progetto educativo pensato per le scuole primarie e secondarie di primo grado. L’obiettivo dichiarato è quello di affiancare al gioco momenti di apprendimento su sicurezza, legalità e prevenzione, grazie alla collaborazione con le forze dell’ordine.
Tra educazione e mimetiche
Nelle locandine diffuse sui social compaiono però immagini che stonano con i colori accesi e il linguaggio dell’infanzia, militari in mimetica, caschi, fucili, l’irruzione in un edificio. Scene che accompagnano lo slogan “A MagicLand giocando s’impara” e che hanno immediatamente attirato l’attenzione, sollevando interrogativi tra genitori e utenti.
Il progetto didattico
Il programma prevede dimostrazioni di soccorso, simulazioni di salvataggio con unità cinofile, incontri sul cyberbullismo ed esercitazioni di educazione stradale per sensibilizzare contro la guida in stato di ebbrezza. Attività già sperimentate in passato, pensate per bambini a partire dai sei anni. A far scattare la protesta è però una specifica iniziativa.
La frase che accende la polemica
Nel testo pubblicato su Facebook e Instagram si legge che gli studenti avrebbero assistito a “una simulazione realistica di ingresso in un centro abitato con individuazione, immobilizzazione e trasporto di un elemento ostile”. Un passaggio che molti hanno giudicato inappropriato per un contesto educativo destinato ai più piccoli, perché ritenuto troppo vicino a un linguaggio operativo e militare.
Le reazioni sui social
Nel giro di poche ore i commenti negativi si moltiplicano. C’è chi parla di una pericolosa normalizzazione della guerra fin dall’infanzia, chi si indigna e chiama in causa l'Ice americana, chi si chiede quale sia il valore educativo di una simulazione di cattura e chi ricorre all’ironia, ipotizzando persino un profilo hackerato. Alcuni utenti sottolineano di non avere pregiudizi verso l’Esercito, ma contestano esclusivamente la scelta di proporre questo tipo di contenuto a bambini così piccoli.
La risposta del parco
Di fronte alla bufera, MagicLand interviene direttamente tra i commenti, ribadendo che School Days non è addestramento né promozione della violenza. Secondo il parco si tratta di un progetto divulgativo realizzato con istituzioni dello Stato, finalizzato a creare uno spazio di apprendimento e crescita per le scuole, in un’ottica di inclusione e consapevolezza.
La posizione dell’amministratore delegato
Contattato da Repubblica, l’amministratore delegato Guido Zucchi spiega che il post contestato è stato scritto insieme a un referente indicato dall’Esercito, necessario per poter utilizzare immagini e riferimenti a organi dello Stato. Zucchi esprime dispiacere per la reazione di parte del pubblico, ricordando che l’edizione precedente aveva registrato un’ampia partecipazione grazie al coinvolgimento di oltre cento rappresentanti delle forze dell’ordine.
La retromarcia finale
Nonostante le spiegazioni, la polemica non si spegne.
Nel giro di poco tempo la locandina finita al centro delle critiche è stata rimossa da tutti i profili social di MagicLand. Un passo indietro che non cancella il dibattito, ma che segna la fine, almeno online, di un’iniziativa diventata caso nazionale.