Nomi e cognomi delle compagne di classe. Scritti sulle pareti dei bagni sotto il titolo «Lista stupri». Il liceo statale Giulio Cesare di Roma è nuovamente teatro di episodi di odio. Così normalizzati da essere scritti sui muri col pennarello, con un elenco dei nuovi bersagli su cui esercitare violenza. La scritta è stata scoperta due giorni dopo la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e ha fatto immediatamente scattare le denunce.
A far emergere l’ennesimo atteggiamento sessista sono stati i rappresentanti d’istituto e il collettivo antifascista Zero Alibi: «Un muro può essere cancellato, ma la cultura alla base del messaggio no: va combattuta». Per gli studenti si tratta della conferma che «viviamo ancora in una società patriarcale». La polemica, spiegano i rappresentanti, non nasce dal nulla. «Pochi giorni fa - dicono - sono stati strappati i fogli di una raccolta firme con cui molti studenti chiedevano maggiore attenzione sul tema della violenza di genere». Potrebbe quindi trattarsi di una «battaglia» contro i gruppi di studenti impegnati nelle liste? Una ragazza, che si è trovata il suo nome nella lista, sostiene infatti che tutte le ragazze nominate siano candidate.
Durissima la presa di posizione della dirigente Paola Senesi: «Condanniamo qualunque violenza e stereotipo di genere, sia esso fisico, verbale, psicologico o digitale. Il nostro liceo non è e non sarà mai un ricettacolo d’intolleranza». La preside ha espresso solidarietà agli studenti coinvolti e ha parlato di «scriteriata esternazione».
Sul caso è intervenuto anche il ministro Giuseppe Valditara, che ha definito l’episodio «un fatto gravissimo che va indagato e sanzionato duramente». Il ministro ha ricordato che «con le nuove norme la scuola ha tutti gli elementi per procedere» e ha annunciato verifiche sui corsi di educazione al rispetto e alle relazioni previsti dalle nuove linee guida sull’educazione civica. «Nella scuola italiana non c’è spazio per violenza e discriminazione» ha ribadito.
Negli anni scorsi il 25 novembre aveva già visto gesti violenti: striscioni strappati e bruciati, finiti nel water. L’anno scorso era toccato ai cartelloni dedicati al numero anti-violenza 1522 e ai manifesti contro i femminicidi.
L’episodio riporta alla mente anche quanto accaduto al liceo Visconti nel 2023, quando venne ritrovata una «lista delle conquiste» compilata da cinque maturandi e appesa nei corridoi. Allora erano stati gli stessi ragazzi a presentarsi in assemblea dopo la denuncia. E, se non altro, almeno parlavano di «conquiste», quindi si presuppone consenzienti.
«Quanto avvenuto dimostra con chiarezza che c’è bisogno di un’educazione al rispetto e che questa educazione non può che realizzarsi nell’alleanza tra la famiglia e la scuola - interviene Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, Natalità e le Pari Opportunità - Dovremmo però andare oltre, e chiedere anche il coinvolgimento di chi nel mondo dei nuovi media, della musica, dell’arte, ha più facile accesso all'attenzione dei giovani e ai loro linguaggi.
C'è bisogno di uno sforzo comune da parte di tutti, ed è quello che stiamo cercando in ogni modo di promuovere».
«Auspico che gli autori di questo gesto grave e profondamente offensivo vengano individuati e puniti» commenta Paola Frassinetti, sottosegretario all’Istruzione e al merito. Lo psicologo Giuseppe Lavenia, presidente dell'Associazione Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo invita a non sottovalutare: «Non è una ragazzata ma un atto intimidatorio».