Leggi il settimanale

Cnpr forum: “Italia digitale cosa frena la trasformazione del Paese?”

Cantalamessa (Lega): “Stop alla burocrazia digitale”. Bonetti (Azione): “Patto generazionale per trasferire le competenze”. Tassinari (FI): “Puntare su alfabetizzazione digitale”. Scotto (PD): “Sostenere le imprese nella digitalizzazione dei processi”

Da sinistra in senso orario Gianluca Cantalamessa, Elena Bonetti, Arturo Scotto e Rosaria Tassinari
Da sinistra in senso orario Gianluca Cantalamessa, Elena Bonetti, Arturo Scotto e Rosaria Tassinari

“Il digitale riesce ad aiutarci nel momento in cui riusciamo a semplificare i processi. E su questo abbiamo ancora tantissimo da fare. Basti pensare che abbiamo centinaia di migliaia di leggi vigenti contro poche decine di migliaia della Germania o dell’Inghilterra. Parlerei allora più correttamente di burocrazia digitale. La transizione digitale da sola non basta e comunque non possiamo imporla anche agli anziani o i diversamente abili. Negli ultimi decenni abbiamo fatto 20 leggi sulla semplificazione in 20 anni. È un ossimoro… Esiste più un problema dell’ipernanismo delle aziende italiane che però è l’altra faccia del produrre puntando sulla altissima qualità invece che sulla quantità. Chi produce eccellenze artigianali, viste le piccole dimensioni, ha più difficoltà a internazionalizzarsi. Nel dl Incentivi ci sono risorse per sostenere queste imprese nell’affrontare questa sfida. In tanti anni in Italia è mancata una politica industriale seria, pensando erroneamente che la ricchezza dovesse essere prodotta dallo Stato e non dalle aziende”. Lo ha dichiarato Gianluca Cantalamessa, senatore della Lega in Commissione Industria a Palazzo Madama, nel corso del Cnpr forum “Italia digitale: il ritardo che pesa. Cosa frena la trasformazione del Paese?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

Un patto generazionale per il trasferimento delle competenze è auspicato da Elena Bonetti (Azione), presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica: “Il vero ostacolo è la burocrazia che rallenta l’accesso digitale ai servizi pubblici accrescendo la diseguaglianza generazionale che penalizza le persone più anziane. Lo Stato deve mettere in campo una campagna straordinaria di formazione e informazione per l’utilizzo di questi strumenti. Altrimenti la barriera che si crea rischia di escludere molti cittadini dal godimento di alcuni diritti fondamentali come la telemedicina e tutta una serie di servizi erogati nel campo sanitario. Le imprese vanno sostenute per la formazione dei propri dipendenti. I costi di questa iniziativa non possono ricadere esclusivamente sulle aziende: è necessario utilizzare strumenti a loro sostegno come industria 4.0 che abbiamo chiesto di estendere per questi obiettivi. Poi, c’è il tema che riguarda il ricambio generazionale. Gli over 50 sono percepiti spesso come un costo, senza valutare il loro know how acquisito negli anni; i giovani vengono pagati poco ma hanno le competenze digitali. Introdurre un meccanismo di flessibilità che favoriscano lo scambio di competenze è una scelta virtuosa”.

Secondo Rosaria Tassinari, deputata di Forza Italia nelle Commissioni Istruzione e Lavoro a Montecitorio: “Il digitale ha enormi potenzialità sul fronte delle semplificazioni ma è evidente che per gestirlo servono competenze informatiche non alla portata di tutti. E’ necessario, dunque, un impegno per l’alfabetizzazione di tutti coloro che si avvicinano a questa innovazione in sinergia con gli enti locali. La cosa importante è accompagnare questo passaggio in modo attento per non tenere fuori nessuno nel rapporto con la pubblica amministrazione che agisce a volte su piattaforme complesse. Le imprese senza alcun dubbio devono investire in digitalizzazione che è una straordinaria occasione di sviluppo. Anche le più piccole che, però, trovano difficoltà perché non hanno una adeguata strutturazione. Bisogna sostenerle aiutandole a svilupparle rendendole competitive nei mercati internazionali. Per fare questo dobbiamo formare i giovani nella gestione informatica dei processi e nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Il ministero ha lavorato per l’introduzione degli Its nel mondo produttivo riducendo il miss match tra domanda e offerta di lavoro”.

Critico Arturo Scotto, parlamentare del Partito Democratico in Commissione Lavoro alla Camera: “Il digitale può certamente semplificare la vita dei cittadini, ma è necessario aumentare gli investimenti e costruire strumenti e campagne specifiche per sostenere le fasce più fragili della popolazione. Il vero nodo della produttività in Italia resta però quello della dimensione delle imprese. Troppo spesso il nostro sistema produttivo continua a essere legato all’idea che ‘piccolo è bello’, mentre oggi è indispensabile favorire aggregazioni, reti e processi di crescita capaci di rendere le aziende più competitive attraverso l’innovazione.

Le nuove tecnologie devono servire a migliorare la qualità del lavoro, rendendolo più libero, più produttivo e meglio retribuito. Per questo è fondamentale investire sulle persone e sulla formazione, perché chi lavora non può essere considerato un semplice numero. Serve una strategia che punti realmente sulla qualità dell’occupazione, sull’aggiornamento delle competenze e sull’inclusione digitale, elementi indispensabili per affrontare le trasformazioni economiche e tecnologiche in corso e costruire un sistema produttivo più moderno e competitivo”.

Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Mario Chiappuella, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Massa Carrara: “Il digitale, nato per semplificare il rapporto con la pubblica amministrazione, rischia spesso di trasformarsi in un ostacolo soprattutto per anziani, cittadini meno istruiti e residenti nelle aree interne. Nonostante la diffusione di strumenti come SPID e CIE, l’utilizzo dei servizi pubblici online in Italia resta inferiore alla media europea. Il problema non riguarda tanto la mancanza di piattaforme o connessioni, quanto piuttosto la carenza di competenze digitali. Per questo è necessario investire maggiormente nella formazione, nella semplificazione reale dei processi e nella sicurezza dei dati, affinché la digitalizzazione migliori concretamente la vita di cittadini e imprese”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili: “La transizione digitale ha registrato importanti accelerazioni grazie alle risorse del PNRR, ma resta un percorso complesso frenato da ostacoli culturali, infrastrutturali e burocratici. Il principale limite è la carenza di competenze digitali, sia tra i cittadini sia all’interno della pubblica amministrazione. Per questo è fondamentale investire nella formazione e rendere i servizi online della PA più semplici e accessibili.

Particolare attenzione va inoltre rivolta alle cosiddette “aree bianche”, che comprendono anziani, persone poco alfabetizzate digitalmente e cittadini residenti lontano dai grandi centri urbani.”. https://youtu.be/qjDNzhdwqmQ

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica