Sono stati proclamati giovedì sera, all’Auditorium di Belluno, i vincitori della prima edizione del Dolomia Biodiversity Award, il premio nazionale promosso da Dolomia in collaborazione con il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, nato per valorizzare la ricerca accademica italiana dedicata alla biodiversità, alla conservazione degli ecosistemi e alla tutela delle specie.
La cerimonia, moderata da Paola Cacianti, ha riunito rappresentanti del mondo scientifico, istituzionale e imprenditoriale, insieme alle giovani ricercatrici e ai giovani ricercatori selezionati dalla giuria. Un appuntamento pensato per dare visibilità a una nuova generazione di studiosi che, attraverso il proprio lavoro, contribuisce alla conoscenza e alla protezione del patrimonio naturale.
Sono state 40 le tesi candidate da università di tutta Italia, a conferma della vitalità della ricerca scientifica sui temi della biodiversità e dell’urgenza di sostenere competenze capaci di leggere la complessità degli ecosistemi contemporanei.
Nel corso della serata sono stati assegnati i riconoscimenti nelle tre categorie del premio: Tesi Magistrali, Tesi di Dottorato e Biodiversità Dolomitica.
Per la categoria Tesi Magistrali, il premio è stato assegnato a Francesca Moret, dell’Università degli Studi di Padova, per la tesi “In situ and ex situ conservation strategies for three endangered plant species”. Il lavoro è stato riconosciuto per il contributo alla conoscenza e alla conservazione di specie vegetali minacciate, attraverso un approccio capace di integrare strategie di tutela in ambiente naturale e in contesti controllati.
Nella stessa categoria, la giuria ha attribuito due menzioni speciali. La prima a Gaia Butini, dell’Università degli Studi di Trieste, per la tesi “Optimizing Mammal Monitoring: Developing Multi-Species Protocols for Alpine Environments”, dedicata allo sviluppo di protocolli di monitoraggio multi-specie per gli ambienti alpini. La seconda a Rossella Tiritelli, dell’Università degli Studi di Parma, per la tesi “Fattori ecologici e sociali nella trasmissione interspecifica di microorganismi patogeni negli apoidei in Italia: un approccio One Health”, un lavoro che intreccia biodiversità, salute degli ecosistemi e trasmissione dei patogeni tra gli apoidei.
Per la categoria Tesi di Dottorato, il riconoscimento è andato a Sara Villa, dell’Università degli Studi di Milano, per la tesi “Population genomics, distribution and reproductive ecology of an italian steno-endemic chasmophyte, Campanula raineri”. La ricerca si è distinta per l’approfondimento genetico, distributivo ed ecologico di Campanula raineri, specie steno-endemica italiana di particolare interesse conservazionistico.
Sempre nella categoria Tesi di Dottorato, la giuria ha assegnato una menzione speciale a Matteo Aderle, dell’Università di Innsbruck, per la tesi “Assessing the impact of habitat and landscape heterogeneity and land-use characteristics on mountain bird communities, and the effectiveness of birds as indicator of overall biodiversity”. Il lavoro affronta il rapporto tra caratteristiche dell’habitat, paesaggio, uso del suolo e comunità di uccelli di montagna, valorizzando il ruolo dell’avifauna come indicatore della biodiversità complessiva.
Per la categoria Biodiversità Dolomitica, il premio è stato attribuito a Luana Francesconi, dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, per la tesi “Revealing hidden biodiversity before losing it: the lichens of the Dolomites and the challenge of global change”. La ricerca ha portato l’attenzione sulla biodiversità nascosta dei licheni dolomitici e sulla necessità di conoscerla e documentarla prima che gli effetti del cambiamento globale ne compromettano la conservazione.
Nella categoria Biodiversità Dolomitica sono state inoltre assegnate due menzioni speciali. La prima a Ivan Petri, dell’Università degli Studi di Milano, per la tesi “Artropofauna della piana proglaciale del ghiacciaio della Fradusta (TN) e del ghiacciaio della Sforzellina (SO)”, dedicata allo studio dell’artropofauna in ambienti glaciali e proglaciali. La seconda a Lorenza Zaetta, dell’Università degli Studi di Padova, per la tesi “The rhopalocera of Monte Grave (Dolomiti bellunesi national park) with a focus on the ecology of Phengaris arion”, incentrata sui ropaloceri di Monte Grave, nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, con un focus sull’ecologia di Phengaris arion.
Le ricerche premiate e menzionate hanno attraversato ambiti diversi della ricerca naturalistica: dal monitoraggio della fauna alpina alla conservazione delle specie vegetali minacciate, dallo studio degli impollinatori alla genomica di popolazione, dall’ecologia degli uccelli di montagna alla biodiversità degli ambienti glaciali, fino ai licheni e ai lepidotteri delle Dolomiti. Un insieme di lavori che restituisce la ricchezza, ma anche la fragilità, degli ecosistemi italiani e dolomitici.
Il Dolomia Biodiversity Award nasce con l’obiettivo di creare un ponte tra ricerca, impresa e territorio, riconoscendo il ruolo fondamentale della conoscenza scientifica nelle strategie di tutela ambientale. Per Dolomia, brand di Unifarco profondamente legato al paesaggio dolomitico, la biodiversità rappresenta un elemento identitario e una responsabilità concreta: un patrimonio da proteggere, raccontare e sostenere nel tempo.
«Viviamo in un territorio straordinario, in cui la natura non è solo paesaggio, ma responsabilità», ha dichiarato Ernesto Riva, Presidente Onorario di Unifarco e Presidente della Giuria. «Con il Dolomia Biodiversity Award vogliamo sostenere chi sceglie di dedicare studio, metodo e passione alla conoscenza del vivente. La biodiversità è un patrimonio fragile, ma anche una grande occasione culturale: comprenderla significa imparare a custodirla».
«Per Dolomia la biodiversità non è un tema astratto, ma una responsabilità che nasce dal territorio e torna al territorio», ha dichiarato Romina Dal Vecchio, Direttrice Marketing di Unifarco. «Con questo premio vogliamo dare voce alla ricerca giovane, sostenere il talento di chi studia la natura con rigore e passione, e contribuire a costruire una cultura della cura capace di durare nel tempo».
«La collaborazione con Dolomia e Unifarco conferma la vocazione del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi come luogo di tutela, ricerca e divulgazione», ha dichiarato Ennio Vigne, Commissario Straordinario dell’Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. «Il Dolomia Biodiversity Award rappresenta un’occasione importante per valorizzare il lavoro delle nuove generazioni di studiosi e per rafforzare il legame tra conoscenza scientifica, conservazione della natura e responsabilità verso il territorio».
La collaborazione con il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi conferma la volontà di radicare il premio in un contesto di eccellenza naturalistica, dove ricerca, conservazione ed educazione ambientale dialogano da tempo con il territorio. Il Parco rappresenta infatti un interlocutore naturale per un progetto che guarda alla biodiversità non solo come oggetto di studio, ma come responsabilità condivisa tra istituzioni, ricerca, impresa e comunità.
La serata si è conclusa con un ringraziamento ai candidati, alla giuria, ai partner e a tutte
le realtà coinvolte nel progetto, confermando la volontà di proseguire il percorso avviato e di fare del Dolomia Biodiversity Award un appuntamento stabile dedicato alla ricerca giovane e alla cultura della biodiversità.