A prima vista il paradosso è difficile da capire. Un aereo di linea vola nella pioggia, affronta neve, ghiaccio e condizioni meteorologiche difficili, eppure una nube apparentemente leggera può costringerlo a cambiare rotta e, quando raggiunge un aeroporto, arrivare a bloccare decolli e atterraggi. Il punto è che la cenere vulcanica non ha quasi nulla in comune con una normale precipitazione, come spiegano diversi esperti, si tratta di roccia frantumata in particelle microscopiche, capace di entrare nei motori, consumare le superfici e interferire con strumenti essenziali. Ed è proprio ciò che rende l’attività dell’Etna particolarmente delicata per Catania. Nell’aggiornamento del 12 agosto, l’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, segnalava ancora attività esplosiva alla Voragine con emissione di cenere dispersa verso Sud.
I frammenti di roccia
La cenere prodotta da un’eruzione è composta da frammenti di vetro vulcanico, roccia e minerali così piccoli da poter restare sospesi nell’atmosfera e viaggiare anche molto lontano dal vulcano. Quando un aereo li attraversa ad alta velocità, quelle particelle si comportano come un materiale abrasivo: possono opacizzare il parabrezza della cabina, erodere le superfici esposte e danneggiare componenti e strumenti. A questo proposito, l’United States Geological Survey, cioè il Servizio geologico degli Stati Uniti, ricorda che le nubi di cenere possono raggiungere le quote percorse dall’aviazione commerciale e provocare danni ai sistemi di controllo e alle parti esterne del velivolo. La differenza rispetto alla pioggia è quindi sostanziale: le gocce sono acqua, la cenere è materiale minerale proiettato contro l’aereo.
La cenere può provocare il flame-out
Il punto più critico resta il motore a reazione, che durante il volo aspira enormi quantità d’aria. Se quell’aria contiene cenere, le particelle entrano nel compressore e raggiungono le zone più calde del propulsore, dove possono aderire alle componenti interne, alterare il flusso dei gas e favorire malfunzionamenti fino allo spegnimento. La FAA, la Federal Aviation Administration, cioè l’Amministrazione federale dell’aviazione degli Stati Uniti ovvero l’ente che regola e sovrintende all’aviazione civile americana, considera l’incontro con una nube vulcanica “estremamente pericoloso” e tra gli effetti osservati elenca stalli del compressore, aumento delle temperature e flame-out dei motori, ovvero lo spegnimento della fiamma nella camera di combustione di un motore a reazione. La stessa autorità avverte inoltre che la cenere può ostruire il sistema Pitot, che, attraverso piccoli tubi e prese di pressione collocati all’esterno dell’aereo misura la pressione dell’aria e consente di determinare la velocità del velivolo. Questa situazione renderebbe inattendibili le indicazioni dell’andamento del mezzo in volo: un rischio che riguarda quindi non soltanto la propulsione, ma anche gli strumenti di volo.
Il radar meteo può vedere un temporale, ma non necessariamente la cenere
C’è poi un elemento meno intuitivo: una nube vulcanica può essere difficile da individuare dalla cabina. Secondo la FAA, la cenere vulcanica non viene normalmente rappresentata dai radar meteorologici di bordo né dai radar del controllo del traffico nello stesso modo delle precipitazioni e, soprattutto di notte o dentro le nubi, può essere difficile distinguerla da una normale formazione meteorologica. Per questo ai piloti viene raccomandato di evitare l’incontro e, se entrano accidentalmente nella nube, di uscirne senza tentare di attraversarla o di salirvi sopra.
La situazione a Catania
Tornando al caso di Catania, un’eruzione non significa automaticamente chiusura dell’aeroporto. Per Fontanarossa ciò che conta è dove si trova la nube, come viene trasportata dal vento, a quali quote si concentra e quali settori dello spazio aereo o dell’area aeroportuale vengono interessati. La circolare ENAC GEN-04C stabilisce procedure specifiche per Catania, Comiso e Reggio Calabria: quando l’Etna immette cenere nei settori interessati, possono essere vietate soltanto determinate porzioni dello spazio aereo, mentre altre possono restare utilizzabili. A complicare il quadro c’è la cenere che ricade a terra: anche uno strato sottile può ridurre l’efficacia della frenata e il movimento degli aeromobili può risollevarla, aumentando il rischio di ingestione nei motori.
