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Flotilla, fuori Greta e dentro Zaki. I pro Pal hanno un nuovo volto

Tra propaganda ideologica e ricerca di volontari, il progetto punta tutto sulla visibilità mediatica e sul consenso per avere una cassa di risonanza efficace

Flotilla, fuori Greta e dentro Zaki. I pro Pal hanno un nuovo volto
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La Flotilla da ormai diverse settimane si sta organizzando per la ripartenza, che a meno di rinvii è prevista tra marzo e aprile. La campagna di arruolamento è iniziata da tempo e le figure cercate sono numerose, ma è soprattutto la propaganda sul territorio in questa fase a giocare un ruolo cruciale. Perché non serve solamente la manovalanza gratuita alla Flotilla, che ottiene grazie ai volontari, è il consenso sul territorio a dover essere coltivato e cercato ma, soprattutto, trovato e per questo servono i volti noti, servono le facce conosciute che hanno saputo catalizzare l'attenzione in questi anni in quell'area politica. Esclusa Greta Thunberg, che dopo le liti dell'anno scorso con il direttivo, con tanto di cambio barca, difficilmente tornerà a imbarcarsi sulla Flotilla, la falange italiana cerca un altro frontman e potrebbe averlo trovato in Patrick Zaki.

L'egiziano, infatti, sarà quasi l'ospite d'onore di un incontro che si terrà nei prossimi giorni a Torino, ancora una volta negli spazi dell'Università Statale, a cui parteciperanno anche una giornalista e uno degli organizzatori più noti di questo progetto. "All'arrembaggio! La Global Sumud Flottilla riparte, il genocidio a Gaza non si è mai fermato, la lotta continua", si legge nel messaggio che accompagna la pubblicità dell'evento, un granmix di temi e di argomenti messi assieme con la forza al solo scopo di creare quanta più indignazione possibile. "Mentre le politiche imperialiste e guerrafondaie di Trump e di tutto l’Occidente colpiscono in modo sempre più aggressivo in Venezuela e in tutto il Latino America, in Medio Oriente, in Africa, l’annuncio dell’inizio della cosiddetta 'fase due' del piano di Trump per Gaza rende evidente come questo non sia altro che un piano per portare a termine la colonizzazione e l’annientamento della Palestina", si legge in un passaggio. E ancora, in conclusione, si legge: "L’attacco in Venezuela, le minacce di Trump, l’escalation globale, la militarizzazione e repressione dei nostri territori sono parte dello stesso progetto politico ed economico che cerca di annientare la resistenza del popolo palestinese".

Ancora non hanno pensato di organizzare una Flotilla transatlantica per raggiungere il Venezuela, ma magari questo potrebbe essere uno spunto. Intanto le posizioni aperte per la ricerca di volontari sono tante, pressoché tutte per quanto riguarda i ruoli a bordo delle singole imbarcazioni. Cercano capitani (anche senza certificazione, purché abbia esperienza), membri dell'equipaggio, personale tecnico ma anche di rappresentanza, cioè persone che senza esperienza di mare che vengono imbarcati solo per far numero. E ancora, chiedono perfino "costruttori ecologici" da imbarcare che "supportano le attività pratiche di ricostruzione sotto la guida e il coordinamento palestinese, compresa la consegna di materiali e forniture essenziali. Ciò può includere la costruzione ecologica, le riparazioni di base e lo sviluppo di sistemi sostenibili in linea con le priorità locali".

È evidente che si tratti dell'ennesima macchinazione ideologica senza possibilità concreta di arrivare all'obiettivo ma capace di garantire ai suoi partecipanti una passerella mediatica. Utile alla sinistra per sentirsi dalla parte giusta.

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