Questa mattina Eithan Bondì comparirà davanti ai giudici per l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Regina Coeli. Lo scorso 25 aprile, a bordo del suo scooter ha esploso alcuni colpi ad aria compressa contro due esponenti dell’Anpi alla manifestazione di Roma. Probabilmente rilascerà dichiarazioni spontanee per chiedere scusa e risponderà alle domande che gli verranno poste ma c’è un giallo attorno a una sua frase circolata a lungo nei giorni scorsi ma che non si trova nei verbali: “Sono della Brigata ebraica”. La sua iscrizione all’organizzazione è stata smentita dai responsabili e il suo avvocato, Cesare Gai, ha sottolineato che “la frase non è nel verbale, se ha fatto dichiarazioni dovrebbe essere agli atti”. Bisogna quindi capire da dove è emersa questa presunta dichiarazione, che Bondì non avrebbe mai fatto, e perché è stata diffusa.
Bondì è accusato di tentato omicidio e dovrà rispondere soprattutto del motivo dietro la sua azione davanti ai giuidici, anche se ha già spiegato che se quella fosse stata la sua intenzione non avrebbe usato una pisola ad aria compressa che solitamente viene impiegata per il softair. “Non volevo uccidere nessuno, sennò avrei usato le pistole vere”, ha dichiarato agli investigatori, che nella sua casa hanno trovato due pistole regolarmente registrate per uso sportivo. Non stupisce che Eithan fosse in possesso delle armi, vista la sua passione per il poligono ma quella mattina ha scelto quella capace di arrecare il minor danno. Ha dichiarato di aver agito per “motivi politici”, che ancora non ha esplicitato e di cui gli verrà con ogni evidenza chiesto conto nel corso dell’interrogatorio.
Chi ha avuto modo di incontrarlo in carcere lo descrive visibilmente provato e “pentito” ma nel frattempo gli investigatori stanno scavando nella sua vita per capire se possa avere legami con gruppi estremisti e se abbia in passato partecipato ad azioni che sono sfociate in violenze, soprattutto alcune che ora sono sotto l’occhio degli investigatori: le tensioni in un liceo a Monteverde tra studenti pro Pal ed esponenti della
comunità ebraica, azioni nelle università fino all'aggressione di un militante di Rifondazione in Prati che aveva chiesto di non strappare manifesti pro Pal. Per lui la procura di Roma ha chiesto la conferma del carcere.