Chiesa occupata per protesta a Bari e non una chiesa qualunque ma la basilica di San Nicola, che per la città ha significato profondo, che va ben oltre la fede. A guidarla sono stati i braccianti di Torretta Antonacci di San Severo guidati dal sindacato Usb. “Senza di noi l’Italia si ferma”, “meno flussi più permessi”, “documenti per tutti”, “basta schiavi del vostro cibo”, si legge in alcuni cartelli esposti dai braccianti all’interno della chiesa. “Veniamo dalle baracche di Torretta Antonacci, arriviamo dai campi dove alle sei del mattino stiamo già curvi sui filari. E da qui non ce ne andiamo finché il presidente della Regione Puglia Decaro e il governo Meloni non daranno un segnale chiaro e concreto: soluzioni vere contro le baracche, subito, e documenti per tutti. Non parole, non tavoli, non promesse. Atti”, si legge nel comunicato diffuso dal sindacato Usb di Bari.
La decisione di protestare in chiesa non è stata ben accolta dalla cittadinanza, che giustamente ritiene che ci fossero luoghi ben più idonei per mettere in piedi una manifestazione di questo tipo, considerando anche che molti di quei braccianti non sono nemmeno cattolici. La scelta è stata del sindacato perché, dicono, quello è “l'unico luogo di questa città dove la nostra vita vale ancora qualcosa. Per lo Stato non esistiamo: esistono le nostre braccia quando c'è da raccogliere il pomodoro, e spariscono i nostri corpi quando c'è da darci un tetto, un documento, un nome”. La chiesa è stata occupata finché non è arrivato il presidente della Regione, Antonio Decaro: è durata cinque ore ed è stata sciolta quando il governatore ha incontrato una delegazione.
Tra le altre cose, dice l’Usb, Decaro “si è impegnato a convocare un momento di confronto, a partire dai governatori delle regioni del Sud, dove il problema del bracciantato migrante è più sentito, per avviare una pressione comune sul Governo e sul Ministero per il rilascio dei permessi di soggiorno e per una forma di stabilizzazione dei lavoratori”.
L'arcivescovo di Bari- Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano, ha dichiarato che “la scelta di alcuni immigrati, lavoratori agricoli, di rifugiarsi nella basilica manifesta un disagio profondo che non può lasciare indifferenti. La Chiesa non vuole sottrarsi all'ascolto del loro grido. Chi cerca rifugio in una chiesa, in realtà, sta cercando qualcuno che lo guardi negli occhi”.