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I report sui social segnalano il ritorno dell’umano: quando la realtà è più virale dell’intelligenza artificiale

Più i post diventano artificiali e automatizzati, più cresce il desiderio di contenuti percepiti come umani

I report sui social segnalano il ritorno dell’umano: quando la realtà è più virale dell’intelligenza artificiale
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In queste ultime ore i social sono pervasi di video spesso amatoriali sulla guerra con l’Iran, ma non questo di cui voglio parlarvi, sebbene sia un buon punto di partenza: la realtà di una guerra che scoppia più virale di qualsiasi contenuto prodotto con l’AI, le riprese di un missile girate con un telefonino qualsiasi più importanti di qualsiasi prodotto visivo generato. È significativo perché il trend di gradimento dei contenuti creati con l’AI si sta riducendo a prescindere dalle guerre e dalle tragedie.

Il report di Social Trends 2026 di Ogilvy parla esplicitamente di una nuova fase dei social caratterizzata dal “return to real”, un ritorno al reale. In sintesi, il vantaggio competitivo non è più l’attenzione ottenuta con volume e automazione, piuttosto il significato e l’autenticità percepita dei contenuti. L’umano torna a essere segnale di valore proprio perché distinto dalla produzione sintetica di massa. I bambini fanno oh (come cantava un cantante di cui ho volutamente smemorizzato il nome dalla mia RAM cerebrale) fino a un certo punto, dopo si stancano, e idem gli adulti.

Insomma, ve li ricordate? Sembrano passati anni, invece parliamo dell’altro ieri: i ritratti epici generati dall’AI, i selfie trasformati in personaggi Pixar, le versioni anime di qualsiasi foto, le persone rese action figure da collezione, gli headshot professionali sintetici per LinkedIn, gli animali antropomorfi iperrealistici, le pubblicità di prodotti inesistenti, le città e i viaggi inventati, i mini-film cinematografici generati in automatico, fino all’ultima ondata di immagini “in stile Ghibli”, ogni volta milioni di post, tutorial, app, articoli, i soliti entusiasti, e ogni volta la sensazione che fosse arrivata la nuova forma dominante dell’immaginario visivo. Poche settimane dopo, più nulla: evaporati, sostituiti dalla moda successiva, in una catena di micro-hype usa-e- getta in cui la novità tecnica dura esattamente il tempo della saturazione dei feed. Ne scrissi a suo tempo: ghiblizzatevi pure, è un giochino, non sarete mai Hayao Miyazaki, perché vi manca la testa e il talento. Finita la fase qualcuno mi ha dato ragione? No, sono passati a inventarsi trend AI nuovi, siccome se fai il “content creator” altro non puoi.

Nel frattempo molte analisi recenti sul comportamento degli utenti confermano la stessa dinamica: più i feed diventano artificiali e automatizzati, più cresce il desiderio di contenuti percepiti come umani. Guardate Primo Nero: gira per le strade romane, si inventa situazioni (anche pericolosi), scherzi di ogni tipo e solo con il suo telefonino, molta ironia, molta intelligenza, zero AI.

Un altro report sui trend social, quello del 2026 di Social Media Trends sintetizza il fenomeno analogo: “Più i nostri feed diventano artificiali, più il pubblico desidera tornare a contenuti profondamente umani”. Sul piano empirico, studi sperimentali mostrano il paradosso strutturale dell’AI nei social: l’uso di strumenti generativi aumenta la quantità di contenuti prodotti e l’attività online e tuttavia al contempo riduce la qualità e l’autenticità percepite delle interazioni. In un esperimento controllato su utenti statunitensi, i contenuti mediati da AI risultano associati a discussioni giudicate meno autentiche e meno soddisfacenti, nonostante l’aumento di volume comunicativo (come mostra lo studio The Impact of Generative AI on Social Media di Zhang). Gli entusiasti ghiblizzati sono già decomposti, Hayao Miyazaki resta quello che era prima, un artista, come restano tutti coloro capaci di creare per conto proprio senza delegare l’arte o l’intrattenimento all’AI.

Lo cantava già il mio mito Freddie Mercury in Machines (or Back to Humans), uscita nel 1984 (l’anno, tra l’altro, immaginato da Orwell trentacinque anni prima, dove il mondo, chiamato Oceania, era dominato da un potere politico totalitario umano e la tecnologia era usata appunto da umani come strumento di controllo nei paesi totalitari). Insomma, artisti si nasce, content creator si diventa, di AI per produrre content si muore, signore mie.

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