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"Influenza del cammello? Alzare la sorveglianza". La "gufata" di Pregliasco

Il virologo invita alla sorveglianza sui possibili rischi legati alla Mers, diffusa in Medio Oriente. "Alta letalità, segnali di attenzione da cogliere". Ma Bassetti smorza: "Nessun allarme"

"Influenza del cammello? Alzare la sorveglianza". La "gufata" di Pregliasco

Sul Qatar bisogna "alzare la sorveglianza". No, le presunte mazzette stavolta non c'entrano. In questo caso, piuttosto, l'allarme è di natura virologica e a lanciarlo è il professor Fabrizio Pregliasco. Secondo il direttore sanitario del Galeazzi di Milano, rischiamo infatti di ritrovarci sulla gobba pure l'influenza del cammello in arrivo proprio dal Medio Oriente. Il Covid e l'australiana non bastavano, ci mancava solo l'infezione col turbante. Si tratta della Mers, una patologia già nota agli esperti e che in questi giorni è tornata a destare l'attenzione. Sull'argomento però i pareri sono divisi: alcuni scienziati raccomandano già di tenere alta la guardia, altri invitano invece a evitare allarmismi.

Influenza del cammello, cos'è e perché preoccupa

"È una patologia che conosciamo dal 2012, è un coronavirus il che ha un'alta letalità e che non si riesce a controllare da allora nelle regioni del Medio Oriente", ha spiegato il professor Pregliasco all'Adnkronos, con toni che avranno indotto più di qualcuno a compiere gesti scaramantici. "È sostanzialmente come Covid/Sars-CoV-2", ha precisato ancora il virologo milanese, osservando che - in considerazione dell'alto numero di spostamenti in occasione dei Mondiali di calcio - il possibile rischio di una diffusione del virus va visto "come esigenza di sorveglianza". Bisogna alzare l'attenzione, insomma: l'auspicio è chiaramente che il monito non si riveli una "gufata" micidiale.

Le preoccupazioni di Pregliasco

Anche su "The Lancet Global Health" un gruppo di esperti aveva fatto presente che il rischio di un aumento della trasmissione di Mers non fosse da sottovalutare, per via del fatto che due maxi eventi che si stanno svolgendo in contemporanea nel Paese: i Mondiali di calcio e un concorso di bellezza per cammelli al Camel Mazayen Club. "Effettivamente si tratta un pò di verificare le connessioni. Questa è una zoonosi che vede cammelli e altri mammiferi come possibili capi che si infettano e possono trasmettere anche la malattia all'uomo. È un segnale di attenzione da cogliere. Lo abbiamo capito con Sars-CoV-2 che l'interconnessione di più persone da luoghi diversi può determinare questo rischio", ha avvertito ancora Pregliasco.

Bassetti: "Nessun allarme"

Ma non tutti gli esperti sembrano così preoccupati o tendendi al pessimismo. L'influenza del cammello - ha spiegato ad esempio il professor Matteo Bassetti - è un virus che "ha contagiosità molto bassa, quindi il rischio da chi rientra in Europa è difficile. Chi è del mestiere conosce la Sindrome respiratoria mediorientale da anni, è un problema vecchio che non credo tornerà fuori". Il direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova ha quindi ammonito: "Dobbiamo concentrarci sul problema che stiamo vivendo oggi: l'incrocio influenza-Covid ed eviterei di pensare a questo virus 'lontano'...". Secondo il primario ligure, inoltre, "non c'è nessun allarme".

Ciccozzi: "Rischi poco probabili"

Altrettanto rassicuranti le osservazioni di dell'epidemiologo Massimo Ciccozzi. "Il rischio di contagio da chi torna in Italia dal Mondiale in Qatar è davvero poco probabile", ha spiegato all'Adnkronos il professore. La Mers, infatti, "dal 2021 al novembre 2022 ha causato 2.600 contagi, ha un tasso di letalità alto del 34-36%, ma si trasmette dal dromedario all'uomo e il 90% dei casi registrati quest'anno, meno di una decina, sono di questo tipo e non di trasmissione uomo-uomo che sono poco probabili e solo se si beve il latte crudo di cammello e non toccando l'animale". L'unica raccomandazione (dettata più dal buon senso che da uno specifico motivo d'allarme) è quella di fare tesoro dall'esperienza tremenda del Covid. "Se rispettiamo una semplice norma che abbiamo imparato in questi due anni di pandemia Covid, lavarsi spesso e bene le mani, il rischio di contagio si riduce notevolmente", ha affermato l'esperto.

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