Di Cesare cancella l'elogio alla Br, ma un post la smaschera

Poche ore dopo avere salutato affettuosamente Barbara Balzerani, la brigatista scomparsa ieri che partecipò al rapimento Moro, ora la filosofa tenta di chiarire la propria posizione: "Mai condiviso violenze". Ma cinque anni fa su Cesare Battisti i discorso era più o meno lo stesso

Di Cesare cancella l'elogio alla Br, ma un post la smaschera
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Adesso si dice "sconcertata" per il caso mediatico provocato da un suo post su X pubblicato (e poi subito cancellato) nelle scorse ore: peccato che già in passato lei stessa aveva scritto concetti simili. Donatella Di Cesare aveva rivolto un saluto affettuoso alla "Compagna Luna" - ovvero la brigatista Barbara Balzerani, morta ieri all'età di 75 anni - ha scatenato una vera e propria bufera: i leader e molti esponenti di centrodestra hanno infatti attaccato duramente le parole della professoressa dell'Università La Sapienza di Roma, nonché ospite frequente dei salotti televisivi, soprattutto di La7. La reazione (inevitabilmente di sdegno) che è scaturita non solo nel mondo della politica ma anche in altri ambiti della società civile ha indotto la stessa Di Cesare a correggere minimamente il tiro dopo il suo tweet.

Sui social network non era difatti passato inosservato il suo messaggio di cordoglio nei confronti della Balzerani, militante delle Br mai pentita per il sequestro di Aldo Moro: "La tua rivoluzione è stata anche la mia, le vie diverse non cancellano le idee, con malinconia un addio alla compagna Luna", aveva scritto la docente universitaria. Qualche ora dopo, interpellata dall'agenzia LaPresse, la filosofa ha voluto in qualche modo precisare il senso delle sue parole. Innanzitutto sostiene che non immaginava che pubblicare quel post subito dopo avere saputo della morte della Balzerani avesse potuto far sollevare "questa bufera" che l'ha "sconcertata", "Appartengo a quella generazione, ma non ho mai condiviso in nessun modo i metodi violenti. Lo dimostra quello che ho detto, scritto e insegnato - afferma -. Volevamo una trasformazione radicale della società, un mondo senza guerre, senza discriminazioni e ingiustizie sociali. Alcuni hanno preso la via della lotta armata. Nulla si risolve ricorrendo alle armi. Ma restano gli anni Settanta, una stagione anche di grandi conquiste, senza le quali l'Italia non sarebbe oggi il paese democratico che è e che deve restare", prosegue. Se poi quel post è stato cancellato "è perché ho visto che non solo veniva frainteso ma veniva anche utilizzato per scatenare una polemica: mi inquieta se ci sono esponenti politici o di partiti che vanno in cerca di pretesti per colpire alcune persone in particolare o quelli che la pensano diversamente", conclude.

Frasi che sembrerebbero chiudere a ipotesi di ambiguità rispetto a quella stagione brigatista. Peccato che i social abbiano la memoria lunga e, nelle stesse ore in cui era esplosa la polemica, è ritornato virale un suo vecchio post su Twitter datato 13 gennaio 2019. Il giorno prima Cesare Battisti era stato arrestato dall'Interpol a Santa Cruz, in Bolivia: il governo sudamericano ne rifiutò l'asilo politico e ne ordinò l'immediata espulsione verso l'Italia, dove venne trasferito dopo essere stato preso in custodia dalla polizia italiana e condotto nel carcere di Oristano. Donatella Di Cesare commentò la vicenda riguardante il terrorista rosso condannato all'ergastolo per quattro omicidi in questo modo: "Battisti preso. No all'urlo di vendetta, alla propaganda viscida, all'attacco contro gli intellettuali. Aspettiamo che si apra il capitolo sugli anni Settanta quando migliaia di cittadini dovettero andar via o furono ingiustamente arrestati per banda armata". E chi erano, di grazia, questi cittadini che "dovettero andar via" dall'Italia o che vennero "ingiustamente arrestati"? La domanda risuona tra i commenti al post, tutti unanimemente contrari a questa sorta di revisionismo strisciante sul terrorismo.

Anche perché tutt'ora rimangono a piede libero in Francia almeno una decina di assassini, in quanto salvati dalla mancata estradizione, come Giorgio Pietrostefani, Marina Petrella, Sergio Tornaghi e Narciso Manenti. Ma siamo sicuri che anche sulla biografia di questi "stinchi di santo" la Di Cesare avrà modo di potere esprimere la propria opinione. Magari in una prossima puntata di DiMartedì.

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