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Attualità

Accanto a Sgarbi, ricordando il suo moto perpetuo

I giovani infermieri di Pneumologia scherzano ogni giorno con il paziente “scorbutico”

Vittorio Sgarbi

Vittorio, che era un moto perpetuo, ora vede in ogni spostamento una minaccia potenziale alle sue attuali sicurezze. Durante la degenza in Terapia intensiva ha dimostrato un’impressionante capacità di sopportare le cure più difficili; accettare, però, i tempi di recupero gli costa ancora pazienza. Ecco perché il trasferimento da un reparto all’altro del Policlinico Gemelli, prima in Rianimazione, ora in Pneumologia, lo rende inquieto. Posso capirlo, in quanto si è separato da coloro che lo hanno accompagnato in giorni che nessuno potrà mai dimenticare e che si sono presi cura di lui con competenza e umanità, aiutandoci a riconoscere ogni piccolo progresso.

Fortunatamente il primario della pneumologia è il professor Luca Richeldi, che Vittorio consultava spesso ai tempi del Covid, e fu proprio lui a consigliarci di tenere sempre in casa un saturimetro: a distanza di anni, questo piccolo strumento ci ha permesso di chiedere aiuto. Ritrovarlo qui ci ha rassicurati e con una semplicità disarmante,

ci ha detto: «Non faremo una maratona, ma una gara di mezzofondo è alla portata».

Cominciamo, quindi, a puntare a un nuovo traguardo e, benché un cambiamento desiderato richieda uno sforzo, ci tengo a dire che tutti gli infermieri del reparto di pneumologia sono giovani e riescono a scherzare con lo scorbutico Vittorio. Sanno parlargli con una familiarità che gli permette di sentirsi ancora se stesso, non rinunciando mai a una battuta e, proprio perché hanno conosciuto il personaggio pubblico, ora sono in grado di avvicinarsi all’uomo, rivolgendosi a lui con quella complicità che sembra accorciare la distanza fra il letto d’ospedale e la vita di prima.

In questi giorni ripenso spesso al rapporto di Vittorio con i giovani, per i quali ha rappresentato un modello differente: una persona capace di sostenere un giudizio scomodo, che ha parlato con passione, esponendosi con convinzione, perché dietro la provocazione qualcuno cercava il coraggio di una voce libera, il gusto di una risposta inattesa.

Durante questo periodo, Vittorio ha sempre avuto vicino il suo arcangelo, che lo ha aiutato nei momenti in cui il cambiamento sembrava chiedere più di quanto si riuscisse a dare. L’arcangelo, guarda caso, si chiama Gabriele Sani, primario di Psichiatria, anche lui al Gemelli, che trova sempre il tempo per venire da Vittorio. Fra i tanti impegni, la sua presenza è un gesto di cura che va oltre il dovere. Sa ascoltare una mente complessa e confrontarsi con un carattere indomabile, cercando ogni volta il modo di raggiungerlo.

Ho pensato a quanto Vittorio sia stato abituato a chiedere a se stesso. Adesso bisogna trovare un passo sostenibile e dedicare le forze al recupero senza misurare ogni giornata sul ricordo della sua energia di un tempo. Iniziamo questo nuovo percorso con fiducia. Ci vorranno tempo e pazienza, ma oggi possiamo guardare oltre la paura e tornare a ciò che Vittorio ama e desidera.

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