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Arrivano i “polpi killer” contro il granchio blu: 160mila esemplari pronti a invadere l’Adriatico

Il progetto Octo-Blu punta sul predatore naturale del crostaceo invasivo. Nei test in laboratorio i polpi adulti hanno raggiunto il 100% di successo

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Li hanno ribattezzati “killer octopuses”, i “polpi assassini”. L’idea del progetto Octo-Blu, realizzato da Regione Emilia-Romagna e Università di Bologna, è sfruttare uno dei predatori naturali del granchio blu, il polpo comune (Octopus vulgaris), per provare a contenerne la diffusione. Dopo la sperimentazione in laboratorio, a giugno 2026 sono iniziati i rilasci in mare. Il 24 agosto, al largo di Cesenatico, sono stati liberati altri giovani polpi allevati negli impianti dell’Università di Bologna e una femmina mantenuta in condizioni controllate. L’obiettivo è arrivare a circa 160 mila giovani esemplari immessi nell’Adriatico.

Il polpo mangia il granchio blu: ora la prova in mare

Gli esperimenti hanno dato risultati incoraggianti: nei test i polpi adulti hanno raggiunto un successo predatorio del 100%, mentre i subadulti sono arrivati al 95% sui granchi di dimensioni maggiori. Particolarmente interessante anche la capacità riproduttiva del crostaceo: le femmine analizzate hanno prodotto in media circa 1,63 milioni di uova. Ora bisognerà capire se quanto osservato in laboratorio funzionerà anche nell’Adriatico. I polpi saranno monitorati attraverso osservazioni subacquee e trappole, con il coinvolgimento dei pescatori. “Il progetto sperimentale Octo-Blu ci ha permesso di raccogliere informazioni preziose sul comportamento e sulla biologia del granchio blu presente nel nostro areale, nonché di individuare una possibile strategia per contrastarne la diffusione”, ha spiegato il professor Oliviero Mordenti, responsabile scientifico del progetto. “Il polpo, infatti, è un predatore in grado di contribuire al controllo delle specie più abbondanti e si configura, pertanto, come una specie di rilevante interesse ecologico, svolgendo un ruolo importante nella regolazione delle catene alimentari marine”.

Quanto costa al nostro Paese l’invasione del granchio blu

Il conto dell’invasione è particolarmente pesante nella Sacca di Goro, nel Delta del Po. Qui la produzione di vongole è crollata del 71,8%, con una perdita economica stimata in circa 65 milioni di euro l’anno. Alla molluschicoltura si aggiungono circa 180 mila euro annui di minori ricavi per la piccola pesca. I 65 milioni riguardano la sola Sacca di Goro e non rappresentano quindi il danno nazionale complessivo. Prima dell’emergenza, la filiera delle vongole di Veneto ed Emilia-Romagna aveva un giro d’affari stimato intorno ai 200 milioni di euro. In Emilia-Romagna, i danni tra Goro e Comacchio sono stati quantificati in 16,8 milioni di euro.

Catturarlo non basta: il granchio blu può diventare un costo

Una parte del granchio pescato non trova acquirenti. Tra gennaio e settembre 2024, nell’area di Goro e Comacchio, circa 700 tonnellate sono state avviate allo smaltimento, con un rimborso regionale di 1,50 euro al chilo e una spesa complessiva vicina al milione di euro. Nella Sacca di Goro, il saldo della filiera commerciale è passato da +410 mila euro nel 2023 a -710 mila nel 2024, tra il calo dei prezzi e l’aumento dei costi di smaltimento. Sul fronte pubblico, il MASAF indica oltre 44 milioni di euro già stanziati negli anni precedenti e altri 10 milioni per il biennio 2025-2026. L’Emilia-Romagna ha invece destinato complessivamente 4,5 milioni di euro alle imprese colpite.

E mentre l’Italia lo smaltisce, la Tunisia lo esporta

Il paradosso emerge guardando oltre i confini italiani. In Tunisia, il granchio blu è diventato una risorsa per la pesca e l’export, anche grazie alla costruzione di una filiera sostenuta dalla FAO. Nel 2024 le esportazioni tunisine di “blue crab” hanno raggiunto 6.070 tonnellate, per un valore di 75,9 milioni di dinari tunisini, (circa 22,4 milioni di euro), con un prezzo medio di 12,53 dinari, (circa 3,70 euro al chilo). Quasi il 69% del prodotto è finito sui mercati asiatici. Il dato commerciale va letto con cautela perché la denominazione “blue crab” non permette di attribuire automaticamente tutti i quantitativi al solo Callinectes sapidus. Ma il fenomeno mostra come, dove esiste una domanda, una specie invasiva possa trasformarsi in prodotto commerciale. Anche in Europa il mercato è in crescita. Secondo EUMOFA, nel 2025 le prime vendite di granchio blu nei Paesi che hanno comunicato i dati hanno raggiunto 567 tonnellate, per oltre 2 milioni di euro, con un prezzo medio di 3,65 euro al chilo. La Spagna rappresenta l’83% dei volumi e l’86% del valore registrato. L’Italia, nello stesso anno, ha commercializzato quasi 1.500 tonnellate di granchio blu. Ed è qui che si trova il paradosso: in Italia il granchio blu ha contribuito a mettere in crisi una filiera da centinaia di milioni di euro e, quando non trova un acquirente, può diventare persino un costo da smaltire. Altrove viene catturato, lavorato e venduto sui mercati internazionali. Ora l’Italia prova entrambe le strade: il polpo per contenere l’invasione e una filiera commerciale per dare un valore al pescato.

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