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Attacchi hacker raddoppiati: allarme per le aziende

In sei mesi i casi sono stati oltre 600 e sono sempre più gravi i danni. Biffi (Assolombarda): “La sicurezza informatica è essenziale per fare impresa”

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Nei soli primi sei mesi del 2026 le imprese e gli enti dell’area tra le province di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia hanno subito 612 attacchi hacker: il 117 per cento in più dello stesso periodo dello scorso anno. Gli episodi, che hanno coinvolto 703 vittime, il 62,7 in più rispetto a un anno fa, sono stati censiti dalla Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn). Sul totale degli attacchi, 300 sono stati classificati come incidenti con impatto confermato (cioè con conseguenze concrete).

L’incremento più marcato nell’ultimo anno riguarda proprio gli incidenti con impatto confermato, passati da 55 a 300, con un aumento del 445,5 per cento. La crescita è dovuta in particolare all’ampliamento del campo preso in considerazione da Acn dopo la direttiva Nis2, la normativa europea sulla cybersicurezza, che ha allargato la platea dei soggetti regolamentati e rafforzato gli obblighi di notifica degli incidenti. Le conseguenze degli attacchi più frequenti sono la compromissione di account e-mail e l’impatto sulla disponibilità dei dati, rilevato in 207 casi. Questi ultimi dovuti anche agli attacchi ransomware - i software «cattivi» - (più di 40 in sei mesi). I dati sono emersi nella 12esima edizione degli stati generali sulla cybersecurity promossi da Assolombarda dal titolo «L’architettura della resilienza-Governance e prodotto: interdipendenze tra Nis2 e Cra (il Cyber Resilience Act, ndr)».

Così il presidente di Assolombarda, Alvise Biffi: «I numeri dei nostri territori ci confermano che la sicurezza informatica non è un tema tecnico, ma una condizione essenziale per fare impresa e tutelare l’asset più prezioso nell’era della rivoluzione Ai: i dati. Con circa 600 eventi in un semestre e una crescita che nel primo semestre 2026 ha superato il cento per cento rispetto al 2025, la protezione delle filiere rimane una priorità strategica indifferibile. Normative come la direttiva Nis2 e il Cyber Resilience Act indicano alle nostre aziende come fare un salto di qualità strutturale. E proprio in questa direzione abbiamo già affiancato oltre 450 imprese del territorio. Il nostro obiettivo prioritario è trasformare questi obblighi normativi in strumenti concreti di crescita e robustezza, supportando in particolare le piccole e medie imprese che rappresentano il cuore pulsante e l’anello più esposto della catena del valore».

E Andrea Quacivi, direttore generale di Acn: «Il rischio cyber è un rischio d’impresa e la responsabilità della sua gestione non può essere delegata. La direttiva Nis2 e il Cyber Resilience Act intervengono su due dimensioni complementari della sicurezza: quella delle organizzazioni e quella dei prodotti digitali. Il loro punto di incontro è la filiera, che richiede consapevolezza dei rischi, capacità di coordinamento e responsabilità condivise. L’Acn è al fianco delle imprese in questo percorso, con l’obiettivo di accompagnarle verso una sicurezza sempre più concreta e misurabile. La resilienza si costruisce prima dell’incidente, attraverso la cooperazione tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca».

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