Da -27 gradi a+50 nel giro di un attimo, anzi, di un click che arriva da chissà dove. E non è la scena di un film catastrofistico in cui le macchine prendono vita. È quanto è successo a decine di supermercati in giro per l’Europa sono state costrette a gettare via quintali e quintali di prodotti. Colpa di un attacco hacker che si era già visto nei giorni scorsi in Francia e che ora ha colpito in particolare il Belgio ma anche Svezia, Estonia, Irlanda,Lussemburgo, Paesi Bassi e Finlandia. Un attacco informatico che è già costato milioni di euro a svariate catene di supermercati e fa alzare ancora una volta il livello di allarme in Europa per possibili azioni di guerra ibrida che, evidentemente, trovano una scarsa opposizione. Segnalazioni di possibili attacchi sono arrivate anche dalla Sicilia: non ci sono, al momento, riscontri che si tratti dello stesso tipo di problemi ma il governo si è subito attivato convocando un vertice per oggi.
Il dato certo è che si sia trattato di un attacco hacker a macchia di leopardo. I cyber-sabotatori hanno attivato a distanza la modalità di sbrinamento degli impianti, facendo salire la temperatura dei frigoriferi e dei congelatori ben al di sopra dei limiti previsti dalla legge.
È il Belgio il Paese più colpito. Colossi come Delhaize, Carrefour, Intermarché e Spar, hanno segnalato anomalie in decine di punti vendita. Molti supermercati hanno dovuto eliminare intere scorte di prodotti freschi e surgelati a causa dell’interruzione della catena del freddo, mentre altri hanno fatto ricorso a camion refrigerati per limitare le perdite. «Si tratta di un attacco informatico, non c’è altra spiegazione», ha detto Mich Vergauwen, portavoce di Carrefour Belgio, sottolineando che comunque «l’impatto è stato limitato», grazie all’intervento dei tecnici. Anche un negozio Ikea in Belgio è stato preso di mira con il colosso svedese che ha dichiarato di essere stata costretta a rimuovere alcuni alimenti dai propri frigoriferi a scopo precauzionale. Nei Paesi Bassi invece colpite soprattutto piccole aziende e negozi di quartiere.
InFinlandia in alcuni negozi K-store sono state riscontrate anomalie di temperatura negli impianti di refrigerazione. Situazioni analoghe vengono segnalate in Svezia, dove almeno sei supermercati della catena Ica sarebbero stati colpiti da intrusioni informatiche.
Anche Coop ha confermato anomalie in sei punti vendita nella parte centrale del Paese.
L’attacco più documentato finora rimane quello francese, con l’hackeraggio di 700 unità di refrigerazione con perdite per centinaia di migliaia di euro lo scorso 12 ottobre, quando sono state prese di mira catene come Intermarché, Cooperative U, Carrefour, Lecrerc, Monoprix. È giallo anche in Sicilia.
Tra Palermo, Catania e Ragusa sarebbero almeno 12 i punti vendita interessati da malfunzionamenti sospetti, così come uno in Toscana anche se le cause sono ancora da accertare e non è chiaro se ci siano collegamenti con gli episodi nel resto d’Europa.
L’agenzia cyber in Italia ha comunque elevato il livello d’allerta e Palazzo Chigi ha convocato per oggi una riunione, coordinata dal sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, per fare il punto sull’ondata di attacchi perché, evidentemente, anche il nostro Paese è nel mirino.
La procura federale belga ha avviato un’indagine senza ulteriori dettagli anche se sembra che nel mirino siano finiti i sistemi più datati, quelli collegati alla rete 4G e non alla più funzionale e difficile da infiltrare 5G. «Il ripetersi degli attacchi informatici è profondamente preoccupante. Si tratta di un tentativo deliberato di interrompere la nostra catena di approvvigionamento alimentare e di minare la fiducia dei consumatori», spiega Bruxelles tramite il portavoce Christophe Hansen.«La Commissione continuerà poi a collaborare con gliStati membri per rafforzare la sicurezza informatica in tutta l’Unione», aggiunge. Al momento, nessuno ha rivendicato l’attacco ma c’è un filo sottile che porta agli hacker russi. In Belgio è conservata la maggior parte degli asset congelati a Mosca. Francia e Paesi Baltici sono in prima linea nel sostegno all’Ucraina.
Indizi, al momento senza prove. Quel che è certo è che l’allarme per la guerra ibrida in Europa, Italia inclusa, continua a crescere. Così come i pericoli che porta con sé.
