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Brahim Baya legittima il 7 ottobre: “C’erano stati avvertimenti”

A rilanciare questa lettura è Brahim Baya, predicatore islamico torinese, che sui social ha condiviso una serie di documenti e ricostruzioni trasmesse da Al Jazeera, concentrandosi sulle presunte occasioni diplomatiche che avrebbero potuto evitare l’operazione

Legami e incontri di Baya con i terroristi

Il massacro del 7 ottobre torna al centro della propaganda e delle ricostruzioni che cercano di ridimensionare le responsabilità di Hamas, presentando l’attacco terroristico come l’esito di una serie di avvertimenti rimasti inascoltati. A rilanciare questa lettura è Brahim Baya, predicatore islamico torinese, che sui social ha condiviso una serie di documenti e ricostruzioni trasmesse da Al Jazeera, concentrandosi sulle presunte occasioni diplomatiche che avrebbero potuto evitare l’operazione. “Sul 7 ottobre si discute molto. Questi documenti meritano di entrare nel dibattito”, scrive Baya, facendo riferimento a una puntata dedicata a Mohammed Deif, comandante delle Brigate al-Qassam, il braccio armato di Hamas. Secondo quanto riportato nel post, l’emittente qatariota avrebbe mostrato verbali interni forniti dalle stesse Brigate, dai quali emergerebbero due elementi: gli obiettivi dichiarati dell’operazione, ovvero colpire la Divisione Gaza dell’esercito israeliano e catturare soldati, e la possibilità di annullare l’attacco qualora Israele avesse modificato la propria condotta sulla moschea di al-Aqsa e nelle carceri.

Nel carosello pubblicato da Baya si legge: “7 ottobre, gli avvertimenti prima dell’attacco”. In un’altra foto viene riportato un presunto verbale dell’11 febbraio 2023 nel quale i dirigenti di Hamas e delle Brigate al-Qassam descriverebbero un quadro di crescente escalation. La ricostruzione prosegue con un documento del febbraio 2023 che avrebbe previsto persino la possibilità di annullare l’operazione. Baya aggiunge poi il riferimento agli avvertimenti egiziani ed emiratini e allo stallo delle trattative sui prigionieri: “Quale spazio fu dato alla diplomazia? Quali occasioni furono lasciate cadere?”. E conclude sostenendo che si tratti di questioni essenziali per discutere “le responsabilità politiche prima e dopo l’attacco, fino al genocidio a Gaza”. Anche se Baya forse dimentica le frasi dell’allora capo politico di Hamas Ismail Haniyeh che, il giorno stesso dell’attacco, aveva detto, durante un discorso trasmesso dalla televisione di Hamas: “Siamo alla vigilia di una grande vittoria e di una chiara conquista sul fronte di Gaza”. Se viene persino chiesto di rileggere un attentato terroristico, che altro verrà consentito a soggetti come lui?

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